05 settembre 2019

Quando il creditore titolato può munirsi di ulteriore titolo esecutivo

Cass. Civ., sez. III, ordinanza 28 agosto 2019, n. 21768 (rel. Rossetti)
Nel nostro ordinamento non esiste un divieto assoluto, per il creditore, di munirsi di più titoli esecutivi per la stessa ragion di credito, e sinanche nei confronti del medesimo creditore.
Tale principio si è venuto consolidando da tempo nella giurisprudenza di questa Corte ed in quella della Corte costituzionale.
Nel caso di specie, il creditore titolato della società può avere interesse a dotarsi di un secondo titolo esecutivo nei confronti dei soci.
Il creditore sociale titolato, infatti, anche se può agire in executivis nei confronti del socio illimitatamente responsabile, non può iscrivere ipoteca sui beni del socio avvalendosi del titolo giudiziale ottenuto nei confronti della società.

Deve negarsi che esista un principio, generale ed assoluto, ostativo alla duplicazione dei titoli esecutivi (nel senso che “nulla vieti” tale duplicazione, da ultimo, si veda Sez. 5 – , Ordinanza n. 6526 del 16/03/2018).
Così, ad es., il creditore che abbia già una cambiale, può in teoria chiedere un decreto ingiuntivo adducendo la cambiale quale prova scritta del credito; il creditore che abbia stipulato un contratto per atto pubblico, può in teoria introdurre un ordinario giudizio di condanna del debitore adducendo quel contratto come prova.
La possibilità per il creditore titolato di munirsi di un secondo titolo esecutivo trova ostacolo non già nel (supposto) divieto di duplicazione dei titoli esecutivi, ma in tre limiti derivanti da altri ed espliciti princìpi dell’ordinamento, e cioè:
a) il principio di consumazione dell’azione ed il divieto del bis in idem, i quali impediscono al creditore di iniziare un secondo giudizio di
accertamento dell’esistenza del medesimo credito già dedotto in giudizio;
b) il principio dell’interesse (art. 100 c.p.c.), che non consente l’introduzione di giudizi dai quali il creditore non possa trarre alcun vantaggio giuridico concreto;
c) il principio (desumibile dagli artt. 1175 e 1375 c.c.) che vieta l’abuso del diritto (Sez. 3, Sentenza n. 20106 del 18/09/2009) e del processo (ex multis, Sez. U, Sentenza n. 9935 del 15/05/2015).
Così, per restare in tema di ricorso monitorio, non potrà domandare un decreto ingiuntivo il creditore che abbia già ottenuto una sentenza od un altro decreto ingiuntivo per il medesimo titulus obligationis e nei confronti della medesima persona, perché ha ormai consumato l’azione, e si tratterà dunque solo di stabilire se la sua domanda sia impedita da litispendenza o giudicato; non potrà farlo chi ha già un titolo che gli consenta l’iscrizione di ipoteca giudiziale sui beni della medesima persona, perché nessun vantaggio ulteriore ne trarrebbe; non potrà farlo chi, in considerazione delle specificità del caso concreto, risulti mosso unicamente da intenti emulativi, fraudolenti o vessatori.