15 Maggio 2020

Danni da emotrasfusione: se il danneggiato muore, deve tenersi conto della durata effettiva della vita

Cass. Civ., sez. III, sentenza 6 maggio 2020, n. 8532 (rel. Scoditti)
Quando l'azione per il risarcimento del danno biologico da emotrasfusione viene promossa dal danneggiato, la domanda è proposta per l'invalidità permanente ed il giudice di merito deve fare applicazione, per la liquidazione del relativo danno, delle tabelle del Tribunale di Milano, munite di efficacia para-normativa (in quanto concretizzazione del criterio della liquidazione equitativa previsto dall'art. 1226 cod. civ., e non applicare un criterio equitativo puro, privo peraltro di parametri di riferimento). Tuttavia, se in corso di causa interviene il decesso della parte, la valutazione probabilistica connessa all'ipotetica durata della vita del soggetto danneggiato deve essere sostituita con quella del concreto danno effettivamente prodottosi, cosicché l'ammontare del danno biologico che gli eredi richiedono iure successionis deve essere calcolato non con riferimento alla durata probabile della vita della vittima, ma alla sua durata effettiva (fra le tante da ultimo Cass. n. 4551 del 2019). Il danno tabellarmente determinato dovrà pertanto dal giudice di merito essere proporzionalmente ridotto avuto riguardo al tempo di effettiva sopravvivenza del danneggiato.
In particolare il giudice di merito dovrà adottare «il criterio della proporzione, secondo cui il risarcimento che si sarebbe liquidato a persona vivente sta al numero di anni che questi aveva ancora da vivere secondo le statistiche di mortalità, come il risarcimento da liquidare a persona già defunta sta al numero di anni da questa effettivamente vissuti tra l'infortunio e la morte» (Cass. n. 13331 del 2015).

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