05 Gennaio 2021

Danni da emotrasfusioni: necessaria la prova della trasfusione

Cass. Civ., sez. Lav., ordinanza 29 dicembre 2020, n. 29766 (rel. I. Tricomi)
In tema di responsabilità extracontrattuale per danno causato da attività pericolosa da emotrasfusione, la prova, che grava sull'attore danneggiato, del nesso causale intercorrente tra la specifica trasfusione ed il contagio da virus HCV, può essere fornita - ove risulti provata l'idoneità di tale condotta a provocare il contagio - anche con il ricorso alle presunzioni, in difetto di predisposizione (o anche solo di produzione in giudizio), da parte della struttura sanitaria, della documentazione obbligatoria sulla tracciabilità del sangue trasfuso al singolo paziente, e ciò in applicazione del criterio della vicinanza della prova (cfr. Cass. n. 5961 del 2016).
L'applicazione dei suddetti principi, tuttavia, ha come necessario presupposto la prova, sia pure presuntiva, dell'effettuazione della trasfusione (circostanza che nella specie non risultava dalla cartella clinica, e rispetto alla quale il contenuto della prova per testi è stato ritenuto dalla Corte d'Appello non decisivo in relazione alle risultanze della documentazione sanitaria).
In particolare, ai fini del sorgere del diritto all'indennizzo previsto in favore di coloro che presentino danni irreversibili derivanti da epatiti posttrasfusionali dall'art. 1, comma terzo, della legge 25 febbraio 1992, n. 210, la prova a carico dell'interessato ha ad oggetto l'effettuazione della terapia trasfusionale, il verificarsi dei danni anzidetti e il nesso causale tra i primi e la seconda, da valutarsi secondo un criterio di ragionevole probabilità scientifica (cfr. Cass., n. 27471 del 2017).

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