14 Maggio 2021

Danno biologico – Liquidazione della invalidità permanente – Barème e sindacato del giudice

Cass. Civ., sez. III, sentenza 5 maggio 2021, n. 11724 (rel. E. Vincenti)
La quantificazione del danno biologico, quando non deve seguire apposite tabelle imposte per legge, avviene per via equitativa ai sensi dell'art. 1226 c.c.; tuttavia, la scelta del barème in base al quale stimare il grado percentuale di invalidità permanente non può essere lasciata alla mera intuizione del medico-legale, né, a fortiori, può restare tale scelta sottratta al controllo del giudice.
Ne consegue che - a fronte di una specifica contestazione in tal senso - non può ritenersi rispettosa dell'art. 1226 c.c. la sentenza la quale abbia trascurato di accertare se il barème utilizzato dall'ausiliario sia scientificamente condiviso ed aggiornato e se sia stato correttamente applicato.
Sotto quest'ultimo specifico aspetto, va precisato che la violazione di legge potrà essere ravvisabile ove si abbia erronea individuazione della "voce" corrispondente all'invalidità concretamente accertata ovvero applicando un grado di invalidità superiore o inferiore al range che consente una valutazione modulata dell'invalidità stessa, in assenza di specificità del caso concreto che giustificassero tale variazione. Diversamente, l'apprezzamento all'interno di quel range potrà essere suscettibile di sindacato sotto due profili soltanto: a) per motivazione non rispettosa del c.d. "minimo costituzionale", in violazione del combinato disposto degli artt. 111, settimo comma, Cost. e art. 132, secondo comma, n. 4, c.p.c.; b) in ragione del vizio di omesso esame di fatto storico decisivo e discusso tra le parti, ai sensi dell'art. 360, primo comma, n. 5, c.p.c., là dove, però, tale fatto storico non coincide con la mera omessa considerazione della consulenza tecnica (che è atto del processo), bensì del fatto storico (o dei fatti) che in tale elaborato è (o sono) rappresentato(i).

Il giudice di merito resta libero di scegliere il criterio equitativo ritenuto più adeguato al caso concreto, ma deve trattarsi pur sempre di un criterio che garantisca la parità di trattamento a parità di circostanze.
Una liquidazione equitativa inidonea a garantire tale parità di trattamento a parità di circostanze non potrebbe dirsi, per ciò solo, coerente con l’art. 1226 c.c. e sarebbe perciò illegittima.
Ne consegue che la scelta del barème in base al quale stimare il grado percentuale di invalidità permanente non può essere lasciata alla mera intuizione del medico-legale, né, a fortiori, può restare tale scelta sottratta al controllo del giudice.
Poiché, infatti, il grado percentuale di invalidità permanente è il fondamento della liquidazione del danno alla salute, il variare di quello determina, di per sé, la fluttuazione di questa: ma, per quanto detto, non sarebbe rispettosa dell’art. 1226 c.c. la scelta del giudice che, dinanzi a casi identici, liquidasse risarcimenti diversi sol perché gli ausiliari nominati nei due giudizi abbiano stimato la percentuale di invalidità in base a barèmes differenti.

La giurisprudenza di questa Corte, sia pure senza mai affermare in tal senso un principio generale, nel decidere alcune questioni peculiari ha già mostrato di condividere quanto sin qui esposto.
Ad esempio, allorché ha cassato per difetto assoluto di motivazione la sentenza di merito che aveva recepito la valutazione del grado di invalidità permanente compiuta da un medico-legale che non aveva fatto riferimento ad alcun barèmes realmente esistente (Cass., 9 luglio 2020, n. 14610), oppure che non lo aveva indicato in modo chiaro nella propria relazione (Cass., 6 luglio 2020, n. 13915); o, ancora, allorché ha affermato essere legittimi e doverosi, da parte del giudice, la verifica ed il controllo del grado di invalidità permanente suggerito dal medico legale, alla luce del barème da questi indicato (Cass., 18 gennaio 2019, n. 1282); o, infine, allorché ha stabilito che il medico-legale nel formulare le sue valutazioni circa la percentuale di invalidità permanente “resta sempre obbligato ad indicare il criterio adottato per pervenire alla determinazione del grado di invalidità permanente e il barème cui ha fatto riferimento. In assenza di tali precisazioni, infatti, sarebbe preclusa al giudice la possibilità di ripercorrere l’iter logico seguito dal medicolegale, e quindi di valutare la correttezza del suo operato” (Cass., 11 novembre 2019, n. 28986).

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