05 Maggio 2014

Danno da perdita della vita – Danno tanatologico – Risarcibilità – Contrasto giurisprudenziale – Rimessione al Primo Presidente per eventuale investitura delle Sezioni Unite in merito alla risarcibilità iure hereditario del danno da morte immediata

“Il contrasto di giurisprudenza e la particolare importanza della questione induce il collegio a rimettere gli atti del procedimento al Primo Presidente perché valuti l’esigenza di investire le Sezioni Unite di questa Corte, al fine di definire e precisare, per imprescindibili ragioni di certezza del diritto, il quadro della risarcibilità del danno non patrimoniale già delineato nel 2008, alla stregua degli ulteriori contributi di riflessione, tra loro discordanti, offerti dalla sezione semplice sul tema del diritto della risarcibilità iure hereditario del danno da morte immediata.”

La decisione di rimettere la questione di cui in oggetto alle Sezioni Unite deriva dall’esigenza di superare il contrasto giurisprudenziale in tema di risarcibilità del danno tanatologico, sorto alla luce della recente pronuncia n. 1361 /2014, con cui la stessa Corte ha inteso superare il criterio della individuazione di un adeguato periodo di lucidità e di coscienza della vittima del sinistro ai fini dell’acquisizione al suo patrimonio di un diritto trasmissibile iure successionis._x000d_
Ne deriva il riconoscimento della risarcibilità iure hereditario del danno da perdita della vita immediatamente conseguente alle lesioni riportate a seguito di incidente stradale, in evidente contrasto con la precedente giurisprudenza che ha più volte affermato il principio di irrisarcibilità per via ereditaria del danno da morte immediata._x000d_
In particolare, la costante giurisprudenza di legittimità, da una parte, nega, nel caso di morte immediata o intervenuta a breve distanza dall’evento lesivo, il risarcimento del danno biologico per la perdita della vita, e, d’altra parte, lo ammette per la perdita della salute solo se il soggetto sia rimasto in vita per un tempo apprezzabile, ed a questo lo commisura, osservando poi come venga in considerazione il tema della risarcibilità della sofferenza psichica, di massima intensità anche se di durata contenuta, nel caso di morte che segua le lesioni dopo breve lasso di tempo; sofferenza che, non essendo suscettibile di degenerare in danno biologico, in ragione del limitato intervallo di tempo tra lesioni e morte, non può che essere risarcita come danno morale, nella sua nuova accezione (cfr. Cass. Civ., 11 novembre 2008, n. 26972; Cass. Civ., 20 settembre 2011, n. 19133).