23 settembre 2019

Danno da perdita del rapporto parentale: negata ai parenti del clochard

Tribunale di Roma, sez. XIII civ., sentenza 6 marzo 2019
Sul tema della prova in concreto del danno non patrimoniale di rottura del legame familiare – dal lato del danneggiato - deve categoricamente escludersi la possibilità di accordarne il riconoscimento ai familiari del defunto, sia pure su base equitativa o per presunzioni, laddove il pregiudizio non sia stato dedotto in modo sufficientemente specifico o dimostrato in modo adeguato. Difatti, il danno non patrimoniale patito dal prossimo congiunto di persona deceduta in conseguenza del fatto illecito del terzo (in questo caso la madre e i fratelli del clochard), in quanto danno «diverso ed ulteriore rispetto alla sofferenza morale», non può essere considerato in re ipsa e «non può ritenersi sussistente per il solo fatto che il superstite lamenti la perdita delle abitudini quotidiane, essendo necessaria la dimostrazione di fondamentali e radicali cambiamenti dello stile di vita, che è onere dell'attore allegare e provare; e … tale onere di allegazione ... va adempiuto in modo circostanziato, non potendo risolversi in mere enunciazioni generiche, astratte od ipotetiche» (cfr. Cass. sez. III n. 21060 del 19/10/2016 m. 642934 – 02).

Nel caso di specie, in fase istruttoria è emerso che nessun legame e men che meno alcuna apprezzabile e durevole frequentazione vi sia mai stata negli ultimi anni di vita del clochard tra costui e i familiari; ragione per cui essi hanno invocato una mera “pretesa da posizione” senza che essa sia risultata sostanziata di alcuno dei profili (sconvolgimento interiore, alterazione delle relazioni, frequentazioni affettive etc.) che sostanziano l’in sé del cd. danno parentale.

In definitiva è mancata la prova circa la conservazione di un finanche labile legame affettivo con il de cuius e, quindi, la prova del danno da perdita del rapporto parentale.

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