16 maggio 2018

Impugnazione della sentenza per errata liquidazione delle spese processuali

Cass. Civ., Sez. II, sentenza 15 maggio 2018, n. 11827
In tema di liquidazione delle spese processuali, la parte che censuri la sentenza di primo grado con riguardo alla liquidazione delle spese di giudizio, lamentando la violazione dei minimi previsti dalla tariffa professionale, ha l'onere di fornire al giudice d'appello gli elementi essenziali per la rideterminazione del compenso dovuto al professionista, indicando, in maniera specifica, gli importi e le singole voci riportate nella nota spese prodotta in primo grado, dovendosi escludere che tali indicazioni possano essere desunte da note o memorie illustrative successive, la cui funzione è solo quella di chiarire le censure tempestivamente formulate (conf. Cass. n. 3865/2015; Cass. n. 8067/2011; Cass. n. 16149/2009); ma ben potendo tale onere essere assolto (come nella specie) anche con nota allegata all'atto di appello, e in questo richiamata (Cass. n. 21791/2015; conf. Cass. n. 2339/2017) o, a maggior ragione, ivi trascritta. Sicché, il giudice, in presenza di una nota specifica prodotta dalla parte vittoriosa, non può limitarsi ad una globale determinazione dei diritti di procuratore e degli onorari di avvocato in misura inferiore a quelli esposti, ma ha l'onere di dare adeguata motivazione dell'eliminazione e della riduzione di voci da lui operata, allo scopo di consentire, attraverso il sindacato di legittimità, l'accertamento della conformità della liquidazione a quanto risulta dagli atti ed alle tariffe, in relazione all'inderogabilità dei relativi minimi, giusta l'art. 24 della I. n. 794 del 1942 (Cass. n. 8824/2017; Cass. n. 20604/2015; Cass. n. 7293/2011).

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