13 marzo 2018

La perdità di chance (quale possibilità perduta) è l’evento incerto.
La minore durata della vita e la sua peggiore qualità non costituiscono danno da perdita di chance.

Cass. Civ., sez. III, sentenza 9 marzo 2018, n. 5641
Nel caso in cui la condotta colpevole del medico abbia cagionato non la morte del paziente (che si sarebbe verificata comunque) bensì una significativa riduzione della durata della sua vita ed una peggiore qualità della stessa per tutta la sua minor durata, il sanitario sarà chiamato a rispondere dell'evento di danno costituito dalla minore durata della vita e dalla sua peggiore qualità, senza che tale danno integri una fattispecie di perdita di chance - senza, cioè, che l'equivoco lessicale costituito dal sintagma "possibilità di una vita più lunga e di qualità migliore" incida sulla qualificazione dell'evento, caratterizzato non dalla "possibilità di un risultato migliore", bensì dalla certezza (o rilevante probabilità) di avere vissuto meno a lungo, patendo maggiori sofferenze fisiche e spirituali.
Solo nel caso in cui la condotta colpevole del sanitario abbia avuto, come conseguenza, un evento di danno incerto, di talché le conclusioni della CTU risultano espresse in termini di insanabile incertezza rispetto all'eventualità di maggior durata della vita e di minori sofferenze, ritenute soltanto possibili alla luce delle conoscenze scientifiche e delle metodologie di cura del tempo, tale possibilità - i.e. tale incertezza eventistica (la sola che consenta di discorrere legittimamente di chance perduta) - sarà risarcibile equitativamente, alla luce di tutte le circostanze del caso, come possibilità perduta - se provato il nesso causale (certo, ovvero "più probabile che non"), tra la condotta e l'evento incerto (la possibilità perduta) nella sua necessaria dimensione di apprezzabilità, serietà, consistenza.

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