21 Luglio 2021

Messa in mora Compagnia di Assicurazione – Requisiti – Raggiungimento dello scopo – Art. 145 e 148 C.d.A.

Cass. Civ., sez. VI, ordinanza 3 giugno 2021, n. 15445 (rel. M. Gorgoni)
L'atto di costituzione in mora, anche ove non contenga tutti gli elementi previsti (nel caso di specie, sembravano mancare il codice fiscale e l'indicazione del lavoro svolto dal denunciante il sinistro), purché le omissioni non pregiudichino per l'interlocutore la possibilità di avere contezza dei termini del contendere, deve ritenersi abbia raggiunto il suo scopo che è quello di consentire una completa discovery dei dati utili alla valutazione della responsabilità.
La richiesta stragiudiziale di risarcimento del danno, di cui all'art. 145 cod. ass., in tanto può dirsi inidonea a rendere proponibile la domanda di risarcimento, in quanto sia priva dei requisiti minimi per il conseguimento dello scopo, ovvero abbia contenuti tali da non mettere l'assicurazione di fare il proprio lavoro: accertare le responsabilità, stimare il danno, formulare l'offerta (...). Il sistema di cui all'art. 142 cod. ass. è dunque in sé conchiuso e disciplinato integralmente dalla legge, con la conseguenza che l'omissione della dichiarazione di cui si discorre, non essendo ostativa alla liquidazione del danno né recando pregiudizio alcuno all'assicuratore, non impedisce la formulazione dell'offerta e non rende improponibile la successiva domanda giudiziale (cfr. Cass. 30/09/2016, n. 19354).

Devono evitarsi «interpretazioni che favorirebbero capziosità e cavillosità», tenuto conto della collaborazione tra danneggiato e assicuratore della r.c.a., nella fase stragiudiziale, che impone correttezza (art. 1175 c.c.) e buona fede (art. 1375 c.c.), e del fatto che «Il nostro intero ordinamento civile è (…) permeato – per dirla con autorevole dottrina – da un “assetto teleologico delle forme”, in virtù del quale sia in ambito sostanziale, sia in ambito processuale, nessuna nullità od invalidità è predicabile quando l’atto abbia comunque raggiunto il suo scopo. Sono arcinote espressioni di questo principio, ad esempio, in campo sostanziale gli artt. 1420 e 1424 c.c., ed in campo processuale l’art. 156 c.p.c., comma 3».
Ne consegue che anche il combinato disposto degli artt. 145 e 148 cod. ass., contrariamente, a quanto ritenuto dal Tribunale, va interpretato alla luce del principio della validità degli atti comunque idonei al raggiungimento dello scopo, e per quanto detto è sempre idonea al raggiungimento dello scopo la richiesta stragiudiziale di risarcimento quando sia priva di elementi che, pur espressamente richiesti dalla legge, siano nel caso concreto superflui al fine di accertare le responsabilità e stimare il danno.