25 Agosto 2009

Responsabilità medica – Danni al nascituro – Diritto a nascere sani – Sussistenza

“Limitatamente alla titolarità di alcuni interessi personali protetti, deve essere affermata la soggettività giuridica del nascituro, e, in via conseguenziale, il nesso di causalità tra il comportamento dei medici (di omessa informazione e di prescrizione dei farmaci dannosi) e le malformazioni dello stesso nascituro che, con la nascita, acquista l’ulteriore diritto patrimoniale al risarcimento”.

Nell’affermare tale principio la Corte di Cassazione precisa che, in un ordinamento che tende sempre più alla decodificazione ad alla depatrimonializzazione, un ruolo di primo piano è svolto dall’attività ermeneutica dei giudici._x000d_
Pertanto, muovendo dall’attuale pluralità di fonti e dalla clausola generale della centralità della persona, si può giungere a ritenere il nascituro soggetto giuridico. _x000d_
Tale tesi trova conforto in numerose disposizioni di legge, oltre che in precedenti giurisprudenziali della Corte di Legittimità e della Corte Costituzionale. In particolare, l’art. 1 della L. 40/04, nell’indicare le finalità della procreazione medicalmente assistita statuisce la tutela dei diritti “di tutti i soggetti coinvolti compreso il concepito”; l’art. 1 della L. 194/78 prevede testualmente che “lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio”; l’art. 254, 1° co.,c.c. prevede che il riconoscimento del figlio naturale può effettuarsi non solo a favore di chi è già nato, ma anche dopo il suo concepimento; la L. n. 405/75, nel disciplinare l’istituzione dei consultori familiari, afferma esplicitamente l’esigenza di protezione della salute del “prodotto del concepimento”; la Corte Costituzionale con sentenza n. 35/97 attribuisce al concepito il diritto alla vita._x000d_
Pertanto, afferma la S.C. che “deve oggi intendersi per soggettività giuridica una nozione senz’altro più ampia di quella di capacità giuridica delle persone fisiche (che si acquista con la nascita ex art. 1, 1° co., c.c.), con conseguente non assoluta coincidenza, da un punto di vista giuridico, tra soggetto e persona, e di quella di personalità giuridica (con riferimento agli enti riconosciuti, dotati conseguentemente di autonomia “perfetta” sul piano patrimoniale): sono soggetti giuridici, infatti, i titolari di interessi protetti, a vario titolo, anche sul piano personale, nonché gli enti non riconosciuti (che pur dotati di autonomia patrimoniale “imperfetta” sono idonei a essere titolari di diritti ed a esercitarli a mezzo dei propri organi rappresentativi …). In tale contesto il nascituro o concepito risulta comunque dotato di autonoma soggettività giuridica (specifica, speciale, attenuata, provvisoria o parziale che dir si voglia) perchè titolare, sul piano sostanziale, di alcuni interessi personali in via diretta, quali il diritto alla vita, il diritto alla salute o integrità psico-fisica, il diritto all’onore o alla reputazione, il diritto all’identità personale, rispetto ai quali l’avverarsi della condicio iuris della nascita ex art. 1, 2° co., c.c. … è condizione imprescindibile per la loro azionabilità in giudizio a fini risarcitori”._x000d_
Concludono, quindi, i Giudici di Legittimità che “con specifico riferimento al tema decidendum in esame il nascituro ha, dunque, il diritto a nascer sano, in virtù, in particolare, degli artt. 2 e 32 della Costituzione (senza dimenticare l’art. 3 della Dichiarazione dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea che esplicitamente prevede il diritto di ogni individuo all’integrità psico-fisica)”.