16 Ottobre 2009

Responsabilità per fatto illecito – Danno esistenziale – Liquidazione da parte del giudice di pace nel giudizio di equità – Presupposti

“In tema di responsabilità per fatto illecito, rientra tra i principi informatori della materia, ai quali è tenuto ad uniformarsi il giudice di pace nel giudizio di equità, quello di cui al disposto dell’art. 2059 c.c. il quale, secondo una lettura costituzionalmente orientata, non disciplina un’autonoma fattispecie di illecito, produttiva di danno non patrimoniale, distinta da quella prevista dall’art. 2043 c.c., ma regola i limiti e le condizioni di risarcibilità dei pregiudizi non patrimoniali, sul presupposto dell’esistenza di tutti gli elementi costitutivi dell’illecito richiesti dall’art. 2043 c.c., con la peculiarità della tipicità di detto danno, stante la natura dell’art. 2059 c.c., quale norma di rinvio ai casi previsti dalla legge ovvero ai diritti costituzionali inviolabili, presieduti dalla tutela minima risarcitoria, e con la precisazione, in tale ultimo caso, che la rilevanza costituzionale deve riguardare l’interesse leso e non il pregiudizio in conseguenza sofferto, e che la risarcibilità del danno non patrimoniale presuppone, altresì, che la lesione sia grave e che il danno non sia futile”.

Nella sentenza in epigrafe le Sezioni Unite hanno ribadito ulteriormente che ricevere un’ingiustificata richiesta di pagamento non costituisce diritto per il destinatario a ottenere giudizialmente il risarcimento del danno esistenziale eventualmente subito._x000d_
Nel caso specifico, secondo la Corte, fermo restando il fatto che il disposto di cui all’art.2059 del c.c. viene ritenuto principio informatore del diritto e come tale vincolante anche nel giudizio di equità, non sussiste un ingiustizia costituzionalmente qualificata né si verte in una ipotesi di danno patrimoniale, ma la fattispecie rientra in quei fastidi, disagi, ansie, insuscettibili di essere monetizzati, rappresentando oggetto di quelle liti bagatellari, che come tali non sono meritevoli di tutela risarcitoria._x000d_
Sull’argomento si veda anche Cass. Civ., sez. III, 4 giugno 2009, n. 12885 (“La peculiarità del danno non patrimoniale viene individuata nella sua tipicità, avuto riguardo alla natura dell’art. 2059 c.c., quale norma di rinvio ai casi previsti dalla legge (e, quindi, ai fatti costituenti reato o agli altri fatti illeciti riconosciuti dal legislatore ordinario produttivi di tale tipo di danno) ovvero ai diritti costituzionali inviolabili, presieduti dalla tutela minima risarcitoria, con la precisazione in quest’ultimo caso, che la rilevanza costituzionale deve riguardare l’interesse leso e non il pregiudizio conseguenzialmente sofferto e che la risarcibilità del pregiudizio non patrimoniale presuppone, altresì, che la lesione sia grave (e, cioè, superi la soglia minima di tollerabilità, imposta dai doveri di solidarietà sociale) e che il danno non sia futile (vale a dire che non consista in meri disagi o fastidi o sia addirittura meramente immaginario). Orbene, nel caso in cui si denunci il disagio sofferto per avere ricevuto diverse missive (3) di pagamento, in uno spazio temporale non contenuto (5 anni), non sussiste un’ingiustizia costituzionalmente qualificata, tantomeno si verte in un’ipotesi di danno patrimoniale, risultando, piuttosto, la ritenuta lesione della “serenità personale” insuscettibile di essere monetizzata, siccome inquadrabile in quegli sconvolgimenti della quotidianità “consistenti in disagi, fastidi, disappunti, ansie ed in ogni altro tipo di insoddisfazione” (oggetto delle c.d. liti bagatellari) ritenuti non meritevoli di tutela risarcitoria”.