12 marzo 2018

Revocazione della sentenza di Cassazione: errore di fatto revocatorio

Cass. Civ., sez. VI, ordinanza 9 marzo 2018, n. 5669
L'istanza di revocazione di una sentenza della Corte di cassazione, proponibile ai sensi dell'art. 391 bis cod. proc. civ., implica, ai fini della sua ammissibilità, un errore di fatto riconducibile all'art. 395 c.p.c., comma 1, n. 4, e che consiste in un errore di percezione, o in una mera svista materiale, che abbia indotto il giudice a supporre l'esistenza (o l'inesistenza) di un fatto decisivo, che risulti, invece, in modo incontestabile escluso (o accertato) in base agli atti e ai documenti di causa, sempre che tale fatto non abbia costituito oggetto di un punto controverso su cui il giudice si sia pronunciato: l'errore in questione presuppone, quindi, il contrasto fra due diverse rappresentazioni dello stesso fatto, delle quali una emerge dalla sentenza, l'altra dagli atti e documenti processuali, sempreché la realtà desumibile dalla sentenza sia frutto di supposizione e non di giudizio. Pertanto l'errore non può riguardare l'interpretazione dei fatti, la violazione o falsa applicazione di norme giuridiche, i vizi di motivazione in fatto o in diritto e, in generale, l'errore nel ragionamento decisorio del giudice. L'errore di fatto revocatorio deve, altresì, apparire di assoluta immediatezza e di semplice e concreta rilevabilità, senza che la sua constatazione necessiti di argomentazioni induttive o di indagini ermeneutiche, non potendosi tradurre in un preteso inesatto apprezzamento delle risultanze processuali, ovvero di norme giuridiche e principi giurisprudenziali, giacché, in tal caso, si verterebbe nell'ipotesi dell'errore di giudizio, inidoneo a determinare la revocabilità delle sentenze della Cassazione.

Allegati