24 maggio 2019

Nell’accertamento del nesso causale, il “più probabile che non” deve essere identificato in una causa ben definita e non ignota

Cass. Civ., Sez. VI, ordinanza 23 maggio 2019, n. 14108 (Rel. Graziosi)
Sul piano strettamente giuridico, non si può non rilevare che il fatto che possano sussistere una pluralità di serie causali non esonera il giudice dall'individuare quale sia la serie "vincente" - ovvero quella "più probabile che non" - nello sprigionare gli effetti causativi. Non gli è dato astenersi dall'accertamento di quale è la causa, pur se l'accertamento si attesta su un livello probabilistico, e invece, nel caso in esame, la corte territoriale ha ritenuto "più probabile che non" una causa non identificata - in sostanza, perché eventualmente possibile -, e sulla base di tale puro asserto ha "superato" la causa dell'inciampo nel faldone addotta dall'attrice. L'iter seguito dalla corte è in effetti singolare: può sussistere una causa ignota, ergo la causa ignota è quella "più probabile che non". In questo modo, non solo viene alterato il canone del "più probabile che non" - da canone logico/ricostruttivo a canone apodittico/assertivo -, ma altresì viene privata di pregnanza la norma di cui all'articolo 2051 c.c. che la stessa Corte d'appello aveva poco prima richiamato invocando la giurisprudenza sulla responsabilità da custodia formata da questa Corte Suprema. Il ragionamento del giudice d'appello, in ultima analisi, crea in effetti una sorta di presunzione nel senso che la cosa in custodia non cagiona alcunché di lesivo, in quanto ogni lesione discende da una causa ignota che, paradossalmente, tanto è ignota quanto è più probabile di ogni altra.