Consenso informato: il danneggiato deve provare che avrebbe rifiutato l’intervento

Tra gli elementi costitutivi della fattispecie del diritto al risarcimento del danno per lesione del diritto alla autoderminazione cagionata dalla inesatta od incompleta informazione del medico volta ad acquisire la - valida e consapevole - manifestazione di consenso del paziente, non può prescindersi dalla prova che la condotta di quest’ultimo, se correttamente informato, sarebbe stata certamente diversa, ossia che avrebbe certamente rifiutato di sottoporsi all’intervento chirurgico: ed infatti “la omessa informazione assume di per sé carattere neutro sul piano eziologico, in quanto la rilevanza causale dell’inadempimento viene a dipendere indissolubilmente dalla alternativa “consenso/dissenso” che qualifica detta omissione, laddove, in caso di presunto consenso, l’inadempimento, pur esistente, risulterebbe privo di alcuna incidenza deterministica sul risultato infausto dell’intervento, in quanto comunque voluto dal paziente; diversamente, in caso di presunto dissenso, assumendo invece efficienza causale sul risultato pregiudizievole, in quanto l’intervento terapeutico non sarebbe stato eseguito - e l’esito infausto non si sarebbe verificato - non essendo stato voluto dal paziente. La allegazione dei fatti dimostrativi della opzione “a monte” che il paziente avrebbe esercitato viene, quindi, a costituire elemento integrante dell’onere della prova del nesso eziologico tra l’inadempimento e l’evento dannoso, che in applicazione dell’ordinario criterio di riparto ex art. 2697 c.c., comma 1, compete ai danneggiati….” (cfr. Corte Cass. Sez. 3 -,Ordinanza n. 19199 del 19/07/2018, in motivazione).

Concorso del fatto colposo del conducente: eccesso di velocità interrompe il nesso causale (art. 1227 c.c.)

Cass. Civ., sez. VI, ordinanza 28 maggio 2020, n. 10004 (rel. Cirillo)

L'espressione "fatto colposo" che compare nell'art. 1227 cod. civ. non va intesa come riferita all'elemento psicologico della colpa, che ha rilevanza esclusivamente ai fini di una affermazione di responsabilità, la quale presuppone l'imputabilità, ma deve intendersi come sinonimo di comportamento oggettivamente in contrasto con una regola di condotta, stabilita da norme positive e/o dettata dalla comune prudenza.
Nel caso di specie, se il conducente avesse rispettato il limite di velocità, avrebbe avuto la possibilità di arrestare la vettura in tempo utile, nonostante la presenza di un avvallamento. Ne deriva, in sostanza, che l'eccesso di velocità del conducente costituisce una causa successiva di per sé sola sufficiente a determinare l'evento; il che equivale a dire che l'eccesso di velocità ha interrotto il nesso di causalità tra l'avvallamento stradale e l'incidente (v. anche le ordinanze 30 ottobre 2018, n. 27724, e 29 gennaio 2019, n. 2345).

Sul danno morale

Cass. Civ., sez. III, ordinanza 26 maggio 2020, n. 9865 (rel. Olivieri)

L'accertamento e la liquidazione del danno morale (sofferenza interiore) non deve essere confuso con il differente criterio di "personalizzazione" del danno biologico : ipotesi che ricorre esclusivamente nel caso in cui il criterio tabellare di valutazione del danno biologico - destinato alla riparazione delle conseguenze "ordinarie" inerenti ai pregiudizi che qualunque vittima di lesioni analoghe normalmente subirebbe - non appare esaustivo a compensare idoneamente la perdita della capacità dinamico-relazionale essendo emerse dalle risultanze istruttorie "specifiche circostanze di fatto, peculiari al caso sottoposto ad esame, legate all'irripetibile singolarità dell'esperienza di vita individuale... di per sé tali da presentare obiettive e riconoscibili ragioni di apprezzamento" (cfr. Corte cass. Sez. 3 -, Sentenza n. 2788 del 31/01/2019) : si tratta pertanto di circostanze peculiari che, qualificando in modo assolutamente non comune il vissuto del soggetto, vengono ad incidere -incrementandone la perdita- sulla capacità biologica, risultando dunque la "personalizzazione" del tutto estranea all'autonoma voce di danno inerente la sofferenza interiore (danno morale).

Distorsione rachide-cervicale: danno risarcibile anche in assenza di esami strumentali

Cass. CIv., sez. III, ordinanza 26 maggio 2020, n. 9865 (rel. Olivieri)

In tema di risarcimento del danno biologico da cd. micropermanente, ai sensi dell'art.139, comma 2, del d.lgs. n. 209 del 2005, come modificato dall'art. 32, comma 3-ter, del d.l. n. 1 del 2012, inserito dalla legge di conversione n. 27 del 2012 (ed incidentalmente anche nel testo modificato dalla legge n. 124/2017), la sussistenza dell'invalidità permanente non può essere esclusa per il solo fatto di non essere documentata da un referto strumentale per immagini, sulla base di un mero automatismo che ne vincoli il riconoscimento ad una verifica strumentale, ferma restando la necessità che l'accertamento della sussistenza della lesione dell'integrità psico-fisica avvenga secondo criteri medico-legali rigorosi ed oggettivi (cfr. Corte cass. Sez. 3 - , Sentenza n. del 26/09/2016; Id. Sez. 3 -, Sentenza n. 1272 del 19/01/2018; id. Sez. 6 - 3, Ordinanza n. 22066 del 11/09/2018; id. Sez. 3 -, Ordinanza n. 5820 del 28/02/2019 id. Sez. 3 -, Sentenza n. 10816 del 18/04/2019; id. Sez. 3 -, Ordinanza n. 11218 del 24/04/2019; id. Sez. 6 - 3, Ordinanza n. 26249 del 16/10/2019).

L’Assicurazione può concludere da sola una transazione con il terzo danneggiato e chiedere rivalsa al danneggiante

Cass. Civ., sez. III, sentenza 23 aprile 2020, n. 8109 (rel. Cricenti)

La regola del litisconsorzio prevista per il processo non si estende anche alla composizione stragiudiziale della lite, né può ritenersi che l'esclusione dell'assicurato e del conducente dalle trattative possa ledere il diritto di agire in giudizio o in qualche modo di difendersi nella controversia con il danneggiato. Ed infatti, resta impregiudicato il diritto di difesa dei due nel giudizio di rivalsa, dove proprietario e conducente del veicolo possono opporre alla compagnia le loro ragioni a contrasto dell'azione di rivalsa.

In ragione dell'articolo 18 I. 990 del 1969 il terzo danneggiato ha azione diretta verso l'assicurazione, la quale non può opporgli le eccezioni derivanti dal contratto con il danneggiante. Secondo una ragionevole ricostruzione la norma fa sorgere una obbligazione ex lege dell'assicurazione verso il terzo, obbligazione che presuppone il contratto ed il fatto illecito dell'assicurato ai danni del terzo, ma che, verificatisi questi due presupposti, ha la sua fonte nella legge stessa. L'obbligazione ex lege è suscettibile di transazione come ogni altra obbligazione.
La compagnia dunque nel concludere una transazione con il terzo danneggiato altro non fa che transigere una propria obbligazione, senza che venga in discussione un mandato da parte del danneggiante, e senza che dunque rilevi la natura (revocabile o meno) di tale mandato. E' per questo che la medesima norma consente poi alla assicurazione di agire in rivalsa.

Esclusa rimessione in termini in ipotesi di avviso blocco servizio telematico

Cass. Civ., sez. ordinanza 27 aprile 2020, n. 8217 (rel. Caiazzo)

Secondo la consolidata giurisprudenza di legittimità, l'istituto della rimessione in termini, previsto dall'art. 153 c.p.c., comma 2, come novellato dalla L. n. 69 del 2009, il quale opera anche con riguardo al termine per proporre impugnazione, richiede la dimostrazione che la decadenza sia stata determinata da una causa non imputabile alla parte, perchè cagionata da un fattore estraneo alla sua volontà (Cass., SU, n. 32725/18; n. 21304/19).
Se il gestore del servizio telematico diffonde un preavviso agli utenti in merito al blocco dell'operatività del servizio stesso senza indicare una data di ripristino, le scadenze e i relativi adempimenti vanno rispettati (in forma cartacea) in quanto il perdurare del disservizio non legittima la rimessione in termini.

Danni da emotrasfusione: se il danneggiato muore, deve tenersi conto della durata effettiva della vita

Cass. Civ., sez. III, sentenza 6 maggio 2020, n. 8532 (rel. Scoditti)

Quando l'azione per il risarcimento del danno biologico da emotrasfusione viene promossa dal danneggiato, la domanda è proposta per l'invalidità permanente ed il giudice di merito deve fare applicazione, per la liquidazione del relativo danno, delle tabelle del Tribunale di Milano, munite di efficacia para-normativa (in quanto concretizzazione del criterio della liquidazione equitativa previsto dall'art. 1226 cod. civ., e non applicare un criterio equitativo puro, privo peraltro di parametri di riferimento). Tuttavia, se in corso di causa interviene il decesso della parte, la valutazione probabilistica connessa all'ipotetica durata della vita del soggetto danneggiato deve essere sostituita con quella del concreto danno effettivamente prodottosi, cosicché l'ammontare del danno biologico che gli eredi richiedono iure successionis deve essere calcolato non con riferimento alla durata probabile della vita della vittima, ma alla sua durata effettiva (fra le tante da ultimo Cass. n. 4551 del 2019). Il danno tabellarmente determinato dovrà pertanto dal giudice di merito essere proporzionalmente ridotto avuto riguardo al tempo di effettiva sopravvivenza del danneggiato.
In particolare il giudice di merito dovrà adottare «il criterio della proporzione, secondo cui il risarcimento che si sarebbe liquidato a persona vivente sta al numero di anni che questi aveva ancora da vivere secondo le statistiche di mortalità, come il risarcimento da liquidare a persona già defunta sta al numero di anni da questa effettivamente vissuti tra l'infortunio e la morte» (Cass. n. 13331 del 2015).

Nullità della notifica PEC: sanatoria – raggiungimento dello scopo – ipotesi

Cass. Civ., sez. III, ordinanza 12 maggio 2020, n. 8815 (rel. D'Arrigo)

Con riferimento alla violazione delle regole dettate dall'art. 3-bis della legge n. 53 del 1994 e dal relativo Decreto ministeriale di attuazione, deve ritenersi che ogni eventuale nullità sia sanata dal raggiungimento dello scopo, ai sensi dell'art. 156 cod. proc. civ. Difatti, l'irritualità della notificazione di un atto a mezzo di posta elettronica certificata non ne comporta la nullità se la consegna telematica ha comunque prodotto il risultato della conoscenza dell'atto e determinato così il raggiungimento dello scopo legale (Sez. U, Sentenza n. 7665 del 18/04/2016).

Sulla clausola che esclude il rimborso spese legali se l’assicurato sceglie il difensore

Cass. Cic, sez. VI, ordinanza 19 febbraio 2020, n. 4202 (rel. Iannello)

Deve ritenersi validità la clausola contrattuale che esclude l'obbligo per l'assicuratore di rimborsare le spese di resistenza sostenute dall'assicurato (non già in ragione di una compatibilità inassoluto della stessa, tout court, isolatamente considerata, con la previsione di cui all'art. 1917, comma terzo, cod. civ., ma ben diversamente) sull'assunto che essa va letta «nel contesto» delle condizioni generali di contratto quale patto di gestione della lite.
Un tale patto (di gestione della lite) non si pone in contrasto con la previsione di cui all'art. 1917, comma terzo, cod. civ. (che pone a carico dell'assicuratore le spese c.d. di resistenza in giudizio sostenute dall'assicurato), dal momento che, con esso, si realizza comunque lo scopo voluto dalla norma, che è quello, per l'appunto, di tenere indenne l'assicurato dalle spese di resistenza in giudizio.
In presenza di detto patto, il diniego di rimborso da parte dell'assicuratore diviene giustificato ove l'assicurato decida di non avvalersi della difesa offerta direttamente dalla compagnia, trattandosi di ragionevole corollario di quel patto volto a tutelare il sinallagma contrattuale.