Assicurazione (obbligazione) plurima

Cass. civ., sez. III, sentenza 28 febbraio 2020, n. 5625 (rel. Fiecconi)

In materia di assicurazione plurima, l'obbligazione è plurima: in base al disposto dell'articolo 1910 del cod. civ., una pluralità di assicurazioni possono essere stipulate per lo stesso interesse, contro lo stesso rischio (o contro gli stessi rischi) e per lo stesso periodo di tempo, con il limite di non poter far comunque ottenere all'assicurato un risarcimento superiore all'entità effettiva del danno patito; le assicurazioni cumulative sono destinate ad operare congiuntamente, e non via sussidiaria o complementare, l'una rispetto all'altra, dato che ciascun assicuratore è tenuto all'indennità fino al limite della somma assicurata e, nel complesso, fino all'ammontare totale del danno, salvo il regresso dell'assicuratore stesso nei confronti degli altri coobbligati (Sez. 3, Sentenza n. 7349 del 13/04/2015;Cass. Sez. 3, Sentenza n. 14962 del 28/06/2006).

Giudicato esterno: rilevabile d’ufficio

Cass. Civ., sez. III, sentenza 28 febbraio 2020, n. 5625 (rel. Fiecconi)

Anche nel giudizio di cassazione, il giudicato esterno è, al pari del giudicato interno, rilevabile d'ufficio, non solo qualora emerga da atti comunque prodotti nel giudizio di merito, ma anche nell'ipotesi in cui il giudicato si sia formato successivamente alla sentenza impugnata; in tal caso, infatti, la produzione del documento che lo attesta non trova ostacolo nel divieto posto dall'art. 372 cod.proc. civ., limitato ai documenti formatisi nel corso del giudizio di merito, ed è, invece, operante qualora la parte invochi l'efficacia di giudicato di una pronuncia anteriore a quella impugnata, che non sia stata prodotta nei precedenti gradi del processo. (Cass. Sez. 2, Ordinanza n. 1534 del 22/01/2018; Cass. Sez. U, Sentenza n. 13916 del 16/06/2006), intervenuta successivamente alla decisione.
Il principio di efficacia del giudicato esterno non può trovare applicazione solo laddove la sentenza passata in giudicato venga invocata al fine di dimostrare l'effettiva sussistenza, o meno, di fatti, poiché, in tal caso, il giudicato ha valenza non già di regola di diritto cui conformarsi bensì solo in relazione a valutazioni di stretto merito ( Cass. Sez. U -, Sentenza n. 2735 del 02/02/2017).

Nuova prova nel giudizio di appello

Cass. Civ., sez. III, sentenza 28 febbraio 2020, n. 5625 (rel. Fiecconi)

Nel giudizio di appello, costituisce "prova nuova indispensabile", ai sensi dell'art. 345, comma 3, cod.proc. civ., nel testo previgente rispetto alla novella di cui al d.l. n. 83 del 2012, conv., con modif., dalla I. n. 134 del 2012, applicabile ratione temporis, quella di per sé idonea ad eliminare ogni possibile incertezza circa la ricostruzione fattuale accolta dalla pronuncia gravata, smentendola o confermandola senza lasciare margini di dubbio oppure provando quel che era rimasto indimostrato o non sufficientemente provato, a prescindere dal rilievo che la parte interessata sia incorsa, per propria negligenza o per altra causa, nelle preclusioni istruttorie del primo grado. (Cass. Civ., Sez. Un., Sentenza n. 10790 del 04/05/2017; cfr. anche Sez. 6 - L, Ordinanza n. 7883 del 20/03/2019; Cass. Sez. 1 -, Ordinanza n. 24164 del 13/10/2017).

Responsabilità da cose in custodia: al convenuto la prova sulla visibilità ed evitabilità dell’insidia

Cass. Civ., sez. III, ordinanza 27 marzo 2020, n. 7578 (rel. Cricenti)

La responsabilità da cose in custodia non richiede che quest'ultima costituisca un'insidia, ossia un pericolo non visibile e prevedibile, attenendo semmai questo aspetto alla evitabilità del danno da parte del danneggiato.
La responsabilità da cose in custodia presuppone soltanto che il danno sia avvenuto per il "dinamismo" di una cosa che era soggetta al controllo del convenuto, spettando a quest'ultimo la prova che il danno era evitabile dal danneggiato usando l'ordinaria diligenza, ossia la prova che la cosa presentasse una insidia visibile ed evitabile dal danneggiato (Cass. 11802/2016; Cass. 12027/2017).

Aggiornati gli importi degli indennizzi del danno biologico. Rivalutazione annuale con decorrenza 1° luglio 2019.

Circolare INAIL 26 marzo 2020, n. 9

Rivalutazione con decorrenza 1° luglio 2019.

Per l’anno 2019, l’Istat ha registrato una variazione percentuale dell’indice dei prezzi al consumo delle famiglie di operai e impiegati pari all’1,10% intervenuta tra il 2017 e il 2018.
Con il decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali 17 ottobre 2019, n. 147 (allegato 1), su proposta del Presidente dell’Inail, è stata disposta la rivalutazione annuale degli importi degli indennizzi del danno biologico, nella predetta misura, con decorrenza 1° luglio 2019.
Tale rivalutazione si aggiunge all’incremento riconosciuto per effetto della rivalutazione riferita all’anno 2018 e si applica agli importi degli indennizzi del danno biologico in capitale riferiti alla tabella vigente in relazione alla data dell’evento lesivo e agli importi degli indennizzi in rendita per gli eventi a decorrere dal 25 luglio 2000, esclusivamente sulla quota parte dei ratei relativa all’indennizzo del danno biologico come da tabella approvata con decreto ministeriale 12 luglio 2000.

Ambito di applicazione

In relazione all’ambito di applicazione, la rivalutazione degli importi degli indennizzi del danno biologico, come sopra delineato, riguarda i ratei di rendita maturati e gli indennizzi in capitale liquidati dal 1° luglio 2019.
In particolare, per i ratei di rendita maturati a decorrere dal 1° luglio 2019, l’incremento si applica agli importi relativi alla quota che ristora il danno biologico in aggiunta all’incremento relativo alla precedente rivalutazione anno 2018. I predetti importi sono stati corrisposti con il rateo di rendita del mese di marzo 2020.
In merito agli indennizzi in capitale, l’incremento dovuto a titolo di rivalutazione, si applica agli importi erogati a seguito di provvedimenti emanati a decorrere dal 1° luglio 2019.
Per quanto riguarda gli indennizzi in capitale liquidati dal 1° luglio 2019 (data provvedimento) relativi a eventi lesivi antecedenti al 1° gennaio 2019 e quindi non rientranti nelle disposizioni di legge afferenti alla vigente tabella, l’incremento si applica sull’importo complessivo in base alla precedente tabella di indennizzo del danno biologico (decreto ministeriale 12 luglio 2000), maggiorato della percentuale del 16,25% relativa ai precedenti aumenti straordinari nonché all’incremento relativo alla precedente rivalutazione anno 2018.
Con riferimento, invece, agli indennizzi in capitale liquidati dal 1° luglio 2019 (data provvedimento) relativi a eventi lesivi dal 1° gennaio 2019, per i quali trova applicazione la vigente tabella del danno biologico in capitale5, ai sensi della citata legge 30 dicembre 2018, n. 145, l’incremento si applica sull’importo del valore capitale corrispondente al grado di menomazione dell’integrità psicofisica e all’età dell’infortunato/tecnopatico, comprensivo di aumenti straordinari, nonché all’incremento relativo alla precedente rivalutazione anno 2018.
Per gli accertamenti provvisori dei postumi effettuati a decorrere dal 1° luglio 2019, in caso di assenza della definitiva valutazione del grado di menomazione, la rivalutazione sarà corrisposta a seguito di accertamento definitivo dei postumi.
In caso di accertamento provvisorio dei postumi con erogazione del relativo acconto in data antecedente al 1° luglio 2019, e accertamento definitivo successivo a tale data, la rivalutazione si applica all’importo eventualmente dovuto a seguito della valutazione definitiva dei postumi.
Nei casi di revisione e di aggravamento, la rivalutazione si applica solo ai maggiori importi eventualmente liquidati a far data dal 1° luglio 2019. Gli importi relativi alla rivalutazione dovuta ai sensi del citato decreto ministeriale 17 ottobre 2019, n. 147 saranno liquidati d’ufficio, secondo le consuete modalità di pagamento delle prestazioni economiche e con l’invio agli interessati di apposito provvedimento di liquidazione della Sede di competenza elaborato a livello centrale.

Ottemperanza: esclusa sugli interessi legali sui quali non si è pronunciato il giudice di merito

Consiglio di Stato, sez. VI, sentenza 16 marzo 2020, n. 1865 (est. De Luca)

Con riferimento ai crediti fondati in un rapporto di lavoro, vige un regime eccezionale, dettato dall’art. 429, comma 3, c.p.c. che, prescindendo dalla domanda di parte, impone al giudice di riconoscere d’ufficio gli accessori sulla somma liquidata, costituenti, dunque, una componente dell’importo complessivamente dovuto. Qualora, tuttavia, il giudice adito, disattendendo l’art. 429, comma 3, c.p.c., pur condannando la parte datoriale al pagamento di quanto richiesto dal ricorrente a titolo di capitale, ometta di pronunciare sulla debenza degli interessi, la relativa questione non può ritenersi compresa nella portata applicativa del giudicato. Per l’effetto, il riconoscimento degli interessi non compresi nell’oggetto della condanna giudiziale richiederebbe un’integrazione del giudicato, mediante la spendita di un potere avente natura cognitoria, precluso al giudice dell'ottemperanza, chiamato, per l'appunto, ad assicurare l’ottemperanza di una sentenza del giudice civile, come tale riferita a rapporti sostanziali sottratti alla giurisdizione amministrativa.

Presunzione di pari responsabilità ai sensi dell’art. 2054, secondo comma, c.c.

Cass. Civ., sez. III, sentenza 20 marzo 2020, n. 7479 (rel. Moscarini)

L'art. 2054 2° co. c.c. è applicabile anche nel caso in cui vi sia stato, da parte dell'organo giudicante, un accertamento positivo sulla responsabilità di uno dei conducenti coinvolti nel sinistro e non vi sia alcuna certezza circa l'eventuale corresponsabilità del danneggiato.
In ogni caso, infatti, anche laddove la responsabilità prevalente o esclusiva di uno dei due veicoli coinvolti fosse stata acclarata senza alcun ragionevole dubbio, anche in tal caso il giudice non sarebbe esonerato dall'onere di accertare che il veicolo danneggiato si fosse attenuto al rispetto delle norme del codice della strada ed a quelle di comune prudenza.

Decreto Cura Italia: patente di guida – assicurazione RCA – risarcimento sinistri – revisione auto

D.L. 17 marzo 2020, n. 18
Misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per le famiglie, lavoratori e imprese connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19.

Il. c.d. Decreto Cura Italia dispone che:

- la validità ad ogni effetto dei documenti di riconoscimento e di identità rilasciati da amministrazioni pubbliche, scaduti o in scadenza successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto, è prorogata al 31 agosto 2020. La validità ai fini dell'espatrio resta limitata alla data di scadenza indicata nel documento (art. 104);

- è autorizzata fino al 31 ottobre 2020 la circolazione dei veicoli da sottoporre entro il 31 luglio 2020 alle attività di visita e prova ovvero alle attività di revisione (art. 92, comma 4);

- fino al 31 luglio 2020, il termine di cui all'articolo 170-bis, comma 1, del decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209, entro cui l'impresa di assicurazione è tenuta a mantenere operante la garanzia prestata con il contratto assicurativo fino all'effetto della nuova polizza, è prorogato di ulteriori quindici giorni (art. 125, comma 2);

- fino al 31 luglio 2020, i termini di cui all'art. 148, commi 1 e 2 del decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209, per la formulazione dell'offerta o della motivata contestazione, nei casi di necessario intervento di un perito o del medico legale ai fini della valutazione del danno alle cose o alle persone, sono prorogati di ulteriori 60 giorni (art. 125, comma 3).

Effetti della sentenza penale di patteggiamento nel giudizio civile

Cass. Cvi, sez. III, ordinanza 11 marzo 2020, n. 7014 (rel. Di Florio)

La sentenza penale di patteggiamento nel giudizio civile di risarcimento e restituzione non ha efficacia di vincolo, non ha efficacia di giudicato, e non inverte l'onere della prova.
La sentenza penale di patteggiamento per il giudice civile non è un atto, ma un fatto; e come qualsiasi altro fatto del mondo reale può costituire un indizio, utilizzabile solo insieme ad altri indizi e se ricorrono i tre requisiti di cui all'art. 2729 c.c.