Pedone: responsabile se attraversa mentre parla al telefono

Tribunale di Trieste, sentenza 7 giugno 2019, n. 380 (g. F. Piccirillo)

Nel caso di investimento di un pedone, può essere affermata la colpa esclusiva dello stesso, quando ricorrono le seguenti circostanze:
1) il conducente, per motivi estranei ad ogni diligenza, sia venuto a trovarsi nella condizione obiettiva di non potere avvistare il pedone ed osservarne con tempestività i movimenti;
2) i movimenti siano stati così rapidi ed inaspettati da convergere all'improvviso in direzione della linea percorsa dal veicolo, in modo che il pedone venga a trovarsi a distanza così breve dal veicolo, da rendere inevitabile l'urto;
3) nessuna infrazione, benché minima, sia addebitabile al conducente, avendosi, in caso contrario, soltanto una colpa concorrente del pedone.

Appello incidentale: termini e preclusioni

Corte d'Appello di Palermo, sentenza 1 luglio 2019, n. 1383

Nelle cause scindibili e indipendenti, l'appello incidentale tardivo, pur potendo investire capi diversi da quelli impugnati in via principale, non può determinare un'estensione soggettiva del giudizio e non può, pertanto, essere proposto contro parti diverse da quelle che hanno proposto l'impugnazione in via principale, nei confronti dei quali deve ritenersi formato il giudicato (cfr. Cass. Civ. n. 15268/2018); Cass. Civ. n. 15292/2015).
Deve, pertanto, dichiararsi inammissibile l'appello incidentale tardivo proposto nei confronti delle parti appellate se, alla data del deposito dell'appello incidentale, era già scaduto il termine di cui all'art. 325, com. 1, c.p.c., decorrente dalla data di notifica della sentenza.

Danni da emotrasfusione – Rassegna giurisprudenziale

Corte d'Appello di Palermo, sentenza 1 luglio 2019, n. 1383

In tema di responsabilità extracontrattuale del Ministero della Salute per i danni da trasfusione di sangue infetto, in caso di decesso del danneggiato a causa del contagio, la prescrizione rimane quinquennale per il danno subito da quel soggetto in vita, del quale il congiunto chieda il risarcimento iure hereditatis, trattandosi di un danno da lesione colposa, soggetto a prescrizione quinquennale dalla data del fatto; la prescrizione è, invece, decennale per il danno subito dai congiunti della vittima iure proprio, in quanto, per tale aspetto, il decesso del congiunto emotrasfuso integra omicidio colposo, reato a prescrizione decennale (cfr. Cass. Civ. n. 28464/2013; Cass. Civ. n. 7553/2012).

Il termine di prescrizione del diritto al risarcimento del danno da parte di chi assume di avere contratto per contagio da emotrasfusioni una malattia per fatto doloso o colposo di un terzo decorre dal giorno in cui tale malattia venga percepita - o possa essere percepita usando l'ordinaria diligenza e tenendo conto della diffusione delle conoscenze scientifiche - quale danno ingiusto conseguente al comportamento del terzo, con la precisazione che la presentazione della domanda di indennizzo di cui alla legge n. 210 del 1992 segna solo il limite temporale ultimo di possibile decorrenza del termine di prescrizione, senza che ciò escluda la possibilità di collocare l'effettiva conoscenza della rapportabilità causale della malattia in un momento precedente, tenendo conto delle informazioni in possesso del danneggiato e della diffusione delle conoscenze scientifiche, in base ad un accertamento che è rimesso al giudice del merito (cfr. Cass. civ. n. 23635/2015; Cass. Civ. n. 10551/2015; Cass Civ. n. 10530/2015). In caso di patologie conseguenti ad infezione da virus HBV, HIV e HCV, contratte a seguito di emotrasfusioni o di somministrazione di emoderivati, sussiste la responsabilità del Ministero della Salute anche per le trasfusioni eseguite in epoca anteriore alla conoscenza scientifica di tali virus e all'apprestamento dei relativi test identificativi (risalenti, rispettivamente, agli anni a978, 1985, 1988), atteso che già dalla fine degli anni '60 era noto il rischio di trasmissione di epatite virale ed era possibile la rilevazione (indiretta) del virus, che della stessa costituiscono evoluzione o mutazione, mediante gli indicatori della funzionalità epatica, gravando pertanto sul Ministero della salute, in adempimento degli obblighi specifici di vigilanza e controllo posti da una pluralità di fonti normative speciali risalenti già all'anno 1958, l'obbligo di controllare che il sangue utilizzato per le trasfusioni e gli emoderivati fosse esente da virus e che i donatori non presentassero alterazione della transaminasi (cfr. Cass. Civ. n. 3721/2019; Cass. Civ. n. 1566/2019).
In particolare, il Ministero della Salute, in base a una pluralità di fonti normative (per l'elenco esaustivo delle quali, ex plurimis, Cass. n. 18520/2018), è tenuto ad esercitare un 'attività di controllo e di vigilanza in ordine (anche) alla pratica terapeutica della trasfusione del sangue e dell'uso degli emoderivati, e risponde ex art. 2043 c.c., per omessa vigilanza, dei danni conseguenti ad epatite e ad infezione da HIV contratte da soggetti emotrasfusi (Cass. Civ. n. 17685/2011; Cass. Civ. n. 9404/2011; Cass. Civ. S.U. n. 584/2008; Cass. Civ. S.U. n. 576/2008).

In tema di danni da emotrasfusioni, nel giudizio promosso dal danneggiato contro il Ministero della salute, l'accertamento della riconducibilità del contagio ad una emotrasfusione, compiuto dalla Commissione di cui all'art. 4 della l. n. 210 del 1992, in base al quale è stato riconosciuto l'indennizzo ai sensi di detta legge, non può essere messo in discussione dal Ministero, quanto alla riconducibilità del contagio alla trasfusione o alle trasfusioni individuate come causative di esso, ed il giudice deve ritenere detto fatto indiscutibile e non bisognoso di prova, in quanto, essendo la Commissione organo dello Stato, l'accertamento è da ritenere imputabile allo stesso Ministero (Cass. Civ. n. 15734/2018).

In tema di risarcimento da emotrasfusione infetta, la "compensatio lucri cum damno" tra l'indennizzo corrisposto al danneggiato, ai sensi dell'art. 1 della legge 25 febbraio 1992, n. 210, e il risarcimento richiesto al Ministero della Sanità per l'omessa adozione di adeguate misure di emovigilanza, integra un'eccezione in senso lato, rilevabile d'ufficio e proponibile per la prima volta anche in appello (cfr. Cass. Civ. n. 991/2014).

Nel giudizio promosso nei confronti del Ministero della Salute per il risarcimento del danno conseguente al contagio da virus HBV, HIV o HCV a seguito di emotrasfusioni con sangue infetto, l'indennizzo di cui alla l. n. 210 del 1992 non può essere scomputato dalle somme liquidabili a titolo di risarcimento del danno ("compensatio lucri cum damno"), qualora l'importo dell'indennizzo non sia stato corrisposto e tantomeno determinato o determinabile, in base agli atti di causa, nel suo preciso ammontare, posto che l'astratta spettanza di una somma suscettibile di essere compresa tra un minimo ed un massimo, a seconda della patologia riconosciuta, non equivale alla sua corresponsione e non fornisce elementi per individuarne l'esatto ammontare, né il carattere predeterminato delle tabelle consente di individuare, in mancanza di dati specifici a cui è onerato chi eccepisce il "lucrum", il preciso importo da portare in decurtazione del risarcimento (Cass. Civ. n. 2778/2019; Cass. Civ. n. 32944/2018).

Nozione di Circolazione stradale: rientra la situazione di un veicolo parcheggiato in garage che, prendendo fuoco, causa danni all’immobile

CORTE DI GIUSTIZIA DELL'UNIONE EUROPEA, causa C‑100/18, sez. II, sentenza 20 giugno 2019

L’articolo 3, primo comma, della direttiva 2009/103/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 settembre 2009, concernente l’assicurazione della responsabilità civile risultante dalla circolazione di autoveicoli e il controllo dell’obbligo di assicurare tale responsabilità, deve essere interpretato nel senso che rientra nella nozione di «circolazione dei veicoli», contemplata da tale disposizione, una situazione, come quella in discussione nel procedimento principale, nella quale un veicolo parcheggiato in un garage privato di un immobile, utilizzato in conformità della sua funzione di mezzo di trasporto, abbia preso fuoco, provocando un incendio avente origine nel circuito elettrico del veicolo stesso, e abbia causato dei danni a tale immobile, malgrado il fatto che detto veicolo non fosse stato spostato da più di 24 ore prima del verificarsi dell’incendio.

Ammesso il sequestro preventivo dell’intero conto corrente seppure cointestato con persona estranea al reato

Cass. Pen., sez. III, sentenza 3 luglio 2019, n. 29079 (rel. G. Liberati)

Dalla cointestazione di un conto corrente e dalla possibilità di operare sullo stesso senza limitazioni deriva per entrambi i cointestatari (dunque anche per l'indagato di un reato) la piena disponibilità del saldo attivo, e, con essa, la sottoponibilità a sequestro dell'intero compendio, sia perché esso è nella disponibilità dell'indagato, sia per evitare la protrazione del fatto criminoso nel tempo o l'aggravamento delle sue conseguenze, ferme restando sia la possibilità di dimostrare la spettanza di tutte le somme al terzo estraneo al reato (o per una quota maggiore rispetto a quella discendente dalla cointestazione secondo quote uguali), onde evitarne la confisca, sia l'eventuale esercizio dell'azione di regresso nei confronti dell'indagato.

Trasporto illegittimo su ciclomotore – Concorso di colpa del danneggiato trasportato minore

Tribunale di Catania, sez. V civ., sentenza 3 maggio 2019, n. 1844 (g. G. Artino Innaria)

E' innegabile che il trasporto di passeggero su ciclomotore comporti necessariamente una maggiore instabilità del veicolo sia in relazione alla tenuta di marcia che con riferimento all'eventuale necessità di eseguire una manovra di emergenza, con conseguente maggiore esposizione alle conseguenze negative di un impatto violento con altro veicolo.
Deve, pertanto, ritenersi che la presenza di un trasportato su motoveicolo non omologato per il traporto di un secondo passeggero sia idoneo a concorrere nella causazione dell'incidente e ad aggravarne le conseguenze, in quanto la struttura del telaio, la potenza dell'impianto frenante, la stabilità del mezzo e la possibilità di controllo di esso da parte del suo conducente restano irrimediabilmente compromesse dalla presenza del terzo passeggero (nel caso di specie, è stato attribuito un concorso di colpa al danneggiato trasportato nella misura del 25%).

Inoperatività della garanzia: l’eccezione su polizza è mera difesa e non eccezione in senso proprio

Tribunale di Catania, sez. V civ., sentenza 27 maggio 2019, n. 2220 (g. G. Artino Innaria)

In tema di assicurazione della responsabilità civile, l'eccezione di inoperatività della polizza assicurativa non costituisce un'eccezione in senso proprio, ma una semplice difesa volta a contestare il fondamento della domanda, assumendo l'estraneità dell'evento ai rischi contemplati nel contratto. Essa, pertanto, è deducibile per la prima volta in appello.
Ne viene che la contestazione dell'operatività della garanzia assicurativa non integra una eccezione in senso proprio, attinente ad un fatto impeditivo-estintivo del diritto dell'assicurato, di cui deve dare prova l'assicuratore, bensì costituisce una mera difesa, che investe i fatti costitutivi della domanda dell'assicurato, cui, pertanto, incombe l'onere di dimostrare l'esistenza della polizza e la sua operatività, anche con riguardo all'avvenuto adempimento degli obblighi di pagamento dei premi.
Nel caso di specie, non avendo l'assicurato assolto tale onere probatorio, la domanda di manleva è stata rigettata.

Polizza claims made senza postuma: inoperativa se la denuncia del sinistro perviene dopo la scadenza della polizza

Tribunale di Brescia, sez. II, sentenza 2 maggio 2019 (g. L. Ambrosoli)

E' oggi pacifica - in giurisprudenza e per espresso riconoscimento normativo in alcuni settori - la validità dello schema contrattuale delle clausole che c.d. claims made del tipo di quelle oggetto di causa c.d. pure, le quali, in deroga al modello codicistico delineato dall'art. 1917 c.c, circoscrivono la copertura assicurativa ai sinistri le cui richieste di indennizzo sono giunte nel periodo di vigenza della polizza; tali clausole, infatti, poiché sono volte non a limitare la responsabilità dell'assicurazione ma a specificare il rischio garantito, riguardando il contenuto e la garanzia assicurativa, si qualificano come delimitative dell'oggetto del contratto e, pertanto, non sono soggette alla disciplina delle clausole limitative della responsabilità (Cass. Sez. Un. 6.05.2016 n. 9140).
Superato il vaglio di validità in via astratta, va considerato che, in ogni caso, deve essere condotta la verifica sulla fattispecie in concreto, in ordine agli eventuali profili di nullità della clausola in base al contenuto specifico, avuto riguardo alle varie fasi contrattuali, dalle trattative prenegoziali sino all'attuazione del rapporto (Cass. Sez. Un. 24.09.2018 n. 22437).
Tuttavia tali profili problematici devono emergere in causa ovvero l'interessato deve evidenziare criticità diverse dalla nullità della clausola in termini astratti.
Nel caso di specie, il convenuto ha genericamente censurato di nullità la clausola claims, seguendo un'interpretazione della fattispecie ad oggi superata.

Gli eredi del trasportato non possono agire iure proprio ex art. 141 C.d.A.

Cass. Civ., sez. III, sentenza 27 maggio 2019, n. 14388 (rel. E. Iannello)

Gli eredi del terzo trasportato non sono legittimati ad esercitare, in relazione a danni subiti iure proprio, l'azione diretta ex art. 141 d.lgs. 7 settembre 2005, n. 209 (Codice delle assicurazioni private), essendo questa riservata al terzo trasportato.
E' da escludere anzitutto che la lettera della legge consenta l'estensione del suo campo di applicazione a danneggiati diversi dal terzo trasportato: oltre al significato proprio del termine, appare non superabile il ripetuto riferimento al «veicolo a bordo del quale (il danneggiato) si trovava al momento del sinistro».
Ma è anche da escludere che la norma sia suscettibile di applicazione analogica. Infatti, la portata certamente innovativa della norma — ancorché apprezzabile, non con riferimento al fondamento della responsabilità, ma sul piano degli oneri di allegazione e prova gravanti sul soggetto (il terzo trasportato) cui è attribuito il potere di azione diretta ai fini del risarcimento del danno — conferisce alla stessa carattere eccezionale, che osta ad una sua applicazione analogica a casi non espressamente previsti.

Non opera la sospensione in caso di azione risarcitoria promossa dopo la pronuncia di primo grado nel processo penale in cui il danneggiante sia imputato

Cass. Civ., Sez. Un., sentenza 21 maggio 2019, n. 13661 (Rel. Perrino);
Cass. Civ., Sez. Un., sentenza 21 maggio 2019, n. 13662 (Rel. Perrino)

In tema di rapporto tra giudizio penale e giudizio civile, i casi di sospensione necessaria previsti dall'art. 75, comma 3, c.p.p., che rispondono a finalità diverse da quella di preservare l'uniformità dei giudicati, e richiedono che la sentenza che definisca il processo penale influente sia destinata a produrre in quello civile il vincolo rispettivamente previsto dagli artt. 651, 651 -bis, 652 e 654 c.p.p., vanno interpretati restrittivamente, di modo che la sospensione non si applica qualora il danneggiato proponga azione di danno nei confronti del danneggiante e dell'impresa assicuratrice della responsabilità civile dopo la pronuncia di primo grado nel processo penale nel quale il danneggiante sia imputato".