Processo tributario: in caso di notificazione a mezzo servizio postale, il termine per la costituzione in giudizio del ricorrente decorre giorno della ricezione del plico da parte del destinatario

Cass. Civ., Sez. VI, ordinanza 21 marzo 2019, n. 8095 (Rel. Esposito)

Nel processo tributario, il termine di trenta giorni per la costituzione in giudizio del ricorrente (o dell'appellante), che si avvalga per la notificazione del servizio postale universale, decorre non dalla data della spedizione diretta del ricorso a mezzo di raccomandata con avviso di ricevimento, ma dal giorno della ricezione del plico da parte del destinatario (o dall'evento che la legge considera equipollente alla ricezione)» (conf. Cass., Sez. Un., n. 13453 del 2017).

Le Sezioni Unite sulla necessità di riproporre le domande e le eccezioni non accolte in primo grado

Cass. Civ., Sez. un., sentenza 21 marzo 2019, n. 7940 (Rel. Falaschi)

Nel processo ordinario di cognizione risultante dalla novella di cui alla l. n. 353 del 1990 e successive modifiche, le parti del processo di impugnazione - che costituisce pur sempre una revisio prioris istantiae – nel rispetto dell’autoresponsabilità e dell’affidamento processuale, sono tenute, per sottrarsi alla presunzione di rinuncia (al di fuori delle ipotesi di domande e di eccezioni esaminate e rigettate, anche implicitamente, dal primo giudice, per le quali è necessario proporre appello incidentale; art. 343 c.p.c.), a riproporre ai sensi dell’art. 346 c.p.c. le domande e le eccezioni non accolte in primo grado, in quanto rimaste assorbite, con il primo atto difensivo e comunque non oltre la prima udienza, trattandosi di fatti rientranti già nel thema probandum e nel thema decidendum del giudizio di primo grado.

Il ricorso per Cassazione non è improcedibile ove la relata di notifica della sentenza impugnata sia nella disponibilità del giudice, ancorché non depositata dal ricorrente

Cass. Civ., Sez. VI, ordinanza 19 marzo 2019, n. 7688 (Rel. Cirillo)

Nel giudizio di cassazione deve escludersi la possibilità di applicazione della sanzione della improcedibilità, ai sensi dell'art. 369, secondo comma, n. 2), cod. proc. civ., al ricorso contro una sentenza notificata di cui il ricorrente non abbia depositato, unitamente al ricorso, la relata di notifica, ove quest'ultima risulti comunque nella disponibilità del giudice perché prodotta dalla parte controricorrente ovvero acquisita mediante l'istanza di trasmissione del fascicolo di ufficio (Cass., Sez. un., sentenza 2 maggio 2017, n. 10648).

Nelle polizze unit linked miste deve sussistere il rischio demografico

Cass. Civ., Sez. III, sentenza 5 marzo 2019, n. 6319 (Rel. Di Florio)

Nelle polizze unit linked, caratterizzate dalla componente causale mista ( finanziaria ed assicurativa sulla vita ), anche ove sia prevalente la causa "finanziaria", la parte qualificata come "assicurativa" deve comunque rispondere ai principi dettati dal codice civile, dal codice delle assicurazioni e dalla normativa secondaria ad essi collegata con particolare riferimento alla ricorrenza del "rischio demografico" rispetto al quale il giudice di merito deve valutare l'entità della copertura assicurativa che, avuto riguardo alla natura mista della causa contrattuale, dovrà essere vagliata con specifico riferimento all'ammontare del premio versato dal contraente, all'orizzonte temporale ed alla tipologia dell'investimento. Il giudice di merito dovrà valutare, con adeguata e logica motivazione se, in relazione a tali indici, la misura prevista sia in grado di integrare concretamente il "rischio demografico".

Spese processuali: la soccombenza può essere determinata anche da ragioni di carattere processuale

Cass. Civ., Sez. Un., sentenza 13 marzo 2019, n. 7209 (Rel. Crucitti)

Agli effetti del regolamento delle spese processuali, la soccombenza può essere determinata non soltanto da ragioni di merito, ma anche da ragioni di ordine processuale, non richiedendo l'art. 91 c.p.c., per la statuizione sulle spese, una decisione che attenga al merito, bensì una pronuncia che chiuda il processo davanti al giudice adito, tale dovendosi considerare anche la pronuncia con cui il giudice d'appello rimette le parti davanti al primo giudice per ragioni di giurisdizione ai sensi dell'art. 353 c.p.c. (v. Cass. Sez. Un. n. 583 del 10/08/1999, ribadita, di recente, da Cass. n. 22257 del 13/09/2018).

La responsabilità dell’ente proprietario della strada in caso di danni discendenti dal difetto di manutenzione dei fondi privati limitrofi

Cass. Civ., Sez. VI, ordinanza 12 marzo 2019, n. 7096 (Rel. Olivieri)

L'ente proprietario di una strada aperta al pubblico transito, benché non abbia la custodia dei fondi privati che la fiancheggiano e, quindi, non sia tenuto alla loro manutenzione, ha l'obbligo di vigilare affinché dagli stessi non sorgano situazioni di pericolo per gli utenti della strada, nonché - ove, invece, esse si verifichino - quello di attivarsi per rimuoverle o farle rimuovere, sicché è in colpa, ai sensi del combinato disposto degli articoli 1176, secondo comma, cod. civ. e 2043 cod. civ., qualora, pur potendosi avvedere con l'ordinaria diligenza della situazione di pericolo, non l'abbia innanzitutto segnalata ai proprietari del fondo, né abbia adottato altri provvedimenti cautelativi, ivi compresa la chiusura della strada alla circolazione (cfr. Cass. Sez. III, sentenza n. 22330 del 22/10/2014; id. Sez. III, ordinanza n. 6141 del 14/03/2018).

Il principio di non contestazione e il regime delle preclusioni

Cass. Civ., Sez. VI, ordinanza 12 marzo 2019, n. 7093 (Rel. Olivieri)

La valutazione della condotta processuale del convenuto, agli effetti della non contestazione dei fatti allegati dalla controparte (art. 416, comma 3, come sostituito dalla L. n. 533 del 1973 sul rito del lavoro; art. 167 c.p.c., comma 1, novellato dalla L. n. 353 del 1990; art. 115, comma 1, come modificato dalla L. n. 69 del 2009), deve essere correlata al regime delle preclusioni, che la disciplina normativa del giudizio ordinario di cognizione ricollega all'esaurimento delle fase processuale entro la quale è consentito ancora alle parti di "aggiustare il tiro", sia allegando nuovi fatti -diversi da quelli indicati negli atti introduttivi- , sia revocando espressamente la non contestazione dei fatti già allegati, sia ancora "deducendo una narrazione dei fatti alternativa e incompatibile con quella posta a base delle difese precedentemente svolte". Il principio di non contestazione opera, pertanto, quale criterio residuale cui ricorre il Giudice nella ricostruzione della fattispecie concreta nel caso in cui non sia in grado di pervenire all'accertamento positivo dei fatti storici in base alle risultanze probatorie a disposizione, soltanto dopo la definizione della fase di trattazione, in quanto solo allora può ritenersi formata la preclusione dell'esercizio del potere di allegazione e deduzione delle parti. La condotta del convenuto non contestativa dei fatti allegati dall'attore è retrattabile nei termini previsti per il compimento delle attività processuali consentite dall'art. 183 c.p.c., risultando preclusa ogni ulteriore modifica determinata dall'esercizio della facoltà allegatoria e deduttiva, all'esito della fase di trattazione, venendo a cristallizzarsi l'oggetto del giudizio con la definizione del thema decidendum e del thema probandum.

Condanna alle spese per la chiamata in garanzia: a carico dell’attore se la domanda è infondata

Cass. Civ., sez. VI, ordinanza 4 marzo 2019, n. 6292 (rel. G. Federico)

Il rimborso delle spese processuali sostenute dal terzo chiamato in garanzia dal convenuto deve essere posto a carico dell'attore ove la chiamata in causa si sia resa necessaria in relazione alla pretesa dell'attore stesso e questa siano risultate infondate, a nulla rilevando che l'attore non abbia proposto nei confronti del terzo alcuna domanda, mentre il rimborso rimane a carico della parte che abbia chiamato o abbia fatto chiamare in causa il terzo qualora l'iniziativa del chiamante si riveli palesemente arbitraria( Cass. 7431/2012).
In tema di spese processuali, dunque, solo la palese infondatezza della domanda di garanzia proposta dal convenuto nei confronti del terzo chiamato comporta l'applicabilità del principio di soccombenza nel rapporto processuale instauratosi tra loro, anche quando l'attore sia, a sua volta, soccombente nei confronti del convenuto chiamante, atteso che quest'ultimo sarebbe stato soccombente nei confronti del terzo anche in caso di esito diverso della causa principale (Cass. 10070/2017).

Le richieste istruttorie rigettate devono essere reiterate al momento della precisazione delle conclusioni, altrimenti si considerano rinunciate

Cass. Civ., Sez. III, ordinanza 7 marzo 2019, n. 6590 (Rel. Olivieri)

La parte che si sia vista rigettare dal giudice di primo grado le proprie richieste istruttorie ha l'onere di reiterarle al momento della precisazione delle conclusioni poiché, diversamente, le stesse debbono intendersi rinunciate e non possono essere riproposte in appello, non potendosi ritenere assolto tale onere attraverso il richiamo generico al contenuto dei precedenti atti difensivi, atteso che la precisazione delle conclusioni deve avvenire in modo specifico, coerentemente con la funzione sua propria di delineare con precisione il "thema" sottoposto al giudice e di porre la controparte nella condizione di prendere posizione in ordine alle (sole) richieste - istruttorie e di merito - definitivamente proposte (cfr. Cass. Sez. III, sentenza n. 25157 del 14/10/2008; id. Sez. III, sentenza n. 16290 del 04/08/2016; id. Sez. III, ordinanza n. 19352 del 03/08/2017).

Investimento pedone – Prova rigorosa a carico del conducente per escludere la presunzione di responsabilità

Cass. Civ., sez. III, ordinanza 28 febbraio 2019, n. 5819 (rel. P. Gianniti)

Al fine di poter superare la presunzione legale di responsabilità a carico dell'investitore, attribuendo alla condotta del pedone l'esclusiva responsabilità del mortale sinistro, è necessario individuare quale avrebbe dovuto essere la corretta condotta di guida del conducente del veicolo investitore alla luce dei principi che governano la materia.
Infatti, in materia di responsabilità civile da sinistri derivanti dalla circolazione stradale, in caso di investimento di pedone, la responsabilità del conducente è esclusa soltanto nel caso in cui risulti provato che non vi era, da parte di quest'ultimo, alcuna possibilità di prevenire l'evento, situazione questa ricorrente allorché il pedone abbia tenuto una condotta imprevedibile ed anormale, sicchè l'automobilista si sia trovato nell'oggettiva impossibilità di avvistarlo e comunque di osservarne tempestivamente i movimenti. (cfr. Sez. 6 - 3, Ordinanza n. 4551 del 22/02/2017).
E, in caso di investimento del pedone, la prova liberatoria, che al conducente spetta fornire, è particolarmente rigorosa, tanto che la responsabilità di quest'ultimo non viene meno neppure nel caso in cui il pedone abbia repentinamente attraversato la strada, sempre che tale condotta anomala del pedone fosse, per le circostanze di tempo e di luogo, ragionevolmente prevedibile (Sez. 3, Sentenza n. 524 del 12/01/2011).