Sulle spese processuali da riconoscere all’assicurato

Cass. Civ., sez. III, ordinanza 4 maggio 2018, n. 10595

"L'assicurato contro i rischi della responsabilità civile ha diritto di essere tenuto indenne dal proprio assicuratore delle spese processuali che è stato costretto a rifondere al terzo danneggiato, entro i limiti del massimale; nonché delle spese sostenute per resistere alla pretesa di quegli, anche in eccedenza rispetto al massimale, purché entro il limite stabilito dall'art. 1917, comma terzo, c.c.".

Opposizione agli atti esecutivi: il dies a quo in caso di nullità degli atti del procedimento

Cass. Civ., Sez. VI, ordinanza 24 maggio 2018, n. 13043

In tema di opposizione agli atti esecutivi, qualora il soggetto coinvolto nella procedura esecutiva proponga tale opposizione invocando la nullità di atti del procedimento, assumendo che uno di essi, presupposto degli altri (nella specie, l'ordinanza dispositiva della vendita immobiliare emessa fuori udienza), non gli sia stato debitamente notificato, l'opposizione, ove formulata oltre il termine di cui all'art. 617, secondo comma, cod. proc. civ. dall'ultimo atto del procedimento stesso, è da ritenersi tempestiva soltanto se l'opponente alleghi e dimostri quando è venuto a conoscenza dell'atto presupposto nullo (cioè della sua mancata comunicazione e, quindi, della relativa nullità) e di quelli conseguenti, ivi compreso l'ultimo, e l'opposizione risulti avanzata nel termine (ora) di venti giorni da tale sopravvenuta conoscenza di fatto (conf. Cass. n. 3430/2018).

Notifica di cartella esattoriale

Cass. Civ., Sez. VI, ordinanza 23 maggio 2018, n. 12866

In tema di notifica della cartella esattoriale ex art. 26, comma 1, seconda parte, del d.P.R. n. 602 del 1973, la prova del perfezionamento del procedimento di notificazione e della relativa data è assolta mediante la produzione dell'avviso di ricevimento, non essendo necessario che l'agente della riscossione produca la copia della cartella di pagamento, la quale, una volta pervenuta all'indirizzo del destinatario, deve ritenersi ritualmente consegnata a quest'ultimo, stante la presunzione di conoscenza di cui all'art. 1335 c.c., superabile solo se il medesimo provi di essersi trovato senza sua colpa nell'impossibilità di prenderne cognizione (conf. Cass., Sez. III, sentenza 29 luglio 2016, n. 15795).

Prove documentali e loro riscostruzione

Cass. Civ., Sez. I, ordinanza 23 maggio 2018, n. 12857

In tema di prova documentale, il giudice è tenuto a disporre la ricerca dei documenti invocati dalla parte ma non reperiti nel fascicolo di ufficio al momento della decisione e, in caso di esito negativo, ad autorizzare la ricostruzione del loro contenuto, purché si tratti di documenti ritualmente prodotti in giudizio, il cui mancato rinvenimento non sia, anche in base a presunzioni deducibili dalle concrete modalità dei fatti tenuto conto dell'efficacia probatoria degli atti mancanti, riconducibile alla condotta volontaria della parte (conf. Cass. 1806/2016).

Opposizione allo stato passivo

Cass. Civ., Sez. I, ordinanza 23 maggio 2018, n. 12850

In tema di opposizione allo stato passivo il collegio può utilizzare, ai fini della decisione, i risultati dell' indagine, estimativa o contabile, fatta espletare dal giudice delegato nell'ambito della procedura concorsuale per verificare la fondatezza e la consistenza delle ragioni della procedura; infatti un tale accertamento, avendo natura di perizia stragiudiziale di parte, può offrire elementi di convincimento o di decisione a condizione che l' organo giudicante ne fornisca adeguata giustificazione.

La presunzione di uguale concorso di colpa di cui all’art. 2054 c.c. ha natura sussidiaria

Cass. Civ., Sez. VI, ordinanza 22 maggio 2018, n. 12610

La presunzione di eguale concorso di colpa stabilita dall'art. 2054 cod. civ., comma 2, ha funzione sussidiaria, operando soltanto nel caso in cui le risultanze probatorie non consentano di accertare in modo concreto in quale misura la condotta dei due conducenti abbia cagionato l'evento dannoso e di attribuire le effettive responsabilità del sinistro (tra le altre: Cass. 5 dicembre 2011, n. 26004)

Ricorso per cassazione proposto dall’ex rappresentate legale di società cancellata: le spese legali sono a suo carico

Cass. Civ., Sez. VI, ordinanza 22 maggio 2018, n. 12603

Nell'ipotesi di proposizione di ricorso per cassazione da parte dell'ex rappresentante della società cancellata dal registro delle imprese, la sua inammissibilità - derivante dalla non operatività di alcun mandato per la peculiarità del giudizio di legittimità e comunque per la necessità che quello sia conferito da un soggetto esistente e capace di stare in giudizio - comporta che sia condannato alle spese in proprio il soggetto che, spendendo la giuridicamente impossibile qualità di legale rappresentante del soggetto non più esistente, ha conferito il mandato, ove l'avvocato si sia limitato ad autenticare la relativa sottoscrizione.

Equa riparazione da durata irragionevole del processo esecutivo

Cass. Civ., Sez. II, ordinanza 21 maggio 2018, n. 12515

La peculiarità della posizione del debitore all'interno dell'esecuzione forzata comporta che la presunzione di danno non patrimoniale da irragionevole durata del processo esecutivo non opera per l'esecutato, poiché egli dall'esito del processo riceve un danno giusto, sicché egli non è necessariamente percosso dagli effetti negativi di un'esecuzione forzata di durata irragionevole (v. Cass. n. 8540/15). Pertanto, ai fini dell'equa riparazione da durata irragionevole, l'esecutato ha l'onere di provare uno specifico interesse alla celerità dell'espropriazione, dimostrando che l'attivo pignorato o pignorabile fosse ab origine tale da consentire il pagamento delle spese esecutive e da soddisfare tutti i creditori e che spese ed accessori sono lievitati a causa dei tempi processuali in maniera da azzerare o ridurre l'ipotizzabile residuo attivo o la restante garanzia generica, altrimenti capiente (conf. Cass. n. 14382/15).

Le Sezioni Unite: la responsabilità della banca negoziatrice che abbia consentito l’incasso di un assegno bancario non trasferibile, a persona diversa dal beneficiario, ha natura contrattuale

Cass. Civ., Sez. Un., sentenza 21 maggio 2018, n. 12477; Cass. Civ., Sez. Un., sentenza 21 maggio 2018, n. 12478

La responsabilità della banca negoziatrice per avere consentito, in violazione delle specifiche regole poste dall'art. 43 legge assegni (r. d. 21 dicembre 1933, n. 1736), l'incasso di un assegno bancario, di traenza o circolare, munito di clausola di non trasferibilità, a persona diversa dal beneficiario del titolo, ha - nei confronti di tutti i soggetti nel cui interesse quelle regole sono dettate e che, per la violazione di esse, abbiano sofferto un danno - natura contrattuale, avendo la banca un obbligo professionale di protezione Corte di Cassazione - copia non ufficiale n z q (obbligo preesistente, specifico e volontariamente assunto), operante nei confronti di tutti i soggetti interessati al buon fine della sottostante operazione, di far sì che il titolo stesso sia introdotto nel circuito di pagamento bancario in conformità alle regole che ne presidiano la circolazione e l'incasso.

Uso volontario di sostanza stupefacente da parte di un detenuto: la responsabilità dell’amministrazione penitenziaria è concorrente

Cass. Civ., Sez. I, ordinanza 21 maggio 2018, n. 12469

Sussiste una responsabilità concorrente (dell'amministrazione penitenziaria) nell'ipotesi di uso volontario di sostanza stupefacente da parte di un detenuto, poi deceduto, atteso che tale condotta non esclude il nesso causale fra la condotta dell'amministrazione penitenziaria e la morte, ponendosi in rilievo, invece, che l'uso consapevole della droga importa senza dubbio assunzione del rischio, ma tanto non produce totale neutralizzazione degli antecedenti causali con conseguente esclusione della responsabilità dell'ente. Quindi, se l'uso consapevole della droga importa senza dubbio assunzione del rischio, non comporta tuttavia una totale neutralizzazione degli antecedenti causali con conseguente esclusione della responsabilità dell'amministrazione carceraria, potendo quindi configurarsi una condotta colposa omissiva attribuibile alla casa circondariale, alla luce del generale obbligo dell'amministrazione penitenziaria di vigilanza e controllo sui detenuti richiamandosi, in generale, i compiti dell'amministrazione penitenziaria, concernenti l'assistenza sanitaria da prestare al detenuto, sin dal suo ingresso in carcere, ed, in particolare, le eventuali omissioni in riferimento alla specifica situazione dello stato patologico di tossicodipendenza accertato e registrato all'atto di ingresso in carcere del detenuto.