Mancata interruzione del processo e ultrattività del mandato alla lite

Cass. Civ., Sez. I, ordinanza 12 luglio 2018, n. 18487

L'incidenza sul processo degli eventi previsti dall'art. 299 c.p.c. è disciplinata, in ipotesi di costituzione in giudizio a mezzo di difensore, dalla regola dell'ultrattività del mandato alla lite, in ragione della quale, nel caso in cui l'evento non sia dichiarato o notificato nei modi e nei tempi di cui all'art. 300 c.p.c., il difensore continua a rappresentare la parte come se l'evento non si fosse verificato, risultando così stabilizzata la posizione giuridica della parte rappresentata (rispetto alle altre parti ed al giudice) nella fase attiva del rapporto processuale e nelle successive fasi di quiescenza e di riattivazione del rapporto a seguito della proposizione dell'impugnazione.

La notifica nulla non interrompe la prescrizione anche se sanata

Cass. Civ., Sez. I, ordinanza 12 luglio 2018, n. 18485

La rinnovazione della notificazione nulla di un atto di citazione a giudizio (disposta ed eseguita a mente del disposto dell'art. 291 cod. proc. civ.) non può ritenersi idonea a determinare effetti interruttivi del corso della prescrizione (ex art. 2943, comma primo, cod. civ.) con decorrenza retroattiva alla data della notificazione invalida, avendo la norma civilistica (nel sancire espressamente che la prescrizione è interrotta dalla notificazione dell'atto introduttivo del giudizio) stabilito una innegabile connessione tra effetto interruttivo e natura recettizia dell'atto, con la conseguenza che la mancata introduzione, nella sfera giuridica del destinatario, dell'atto di notifica nullo non consentirà in alcun modo a quest'ultimo di risultare funzionale alla produzione dell'effetto retroattivo citato, a nulla rilevando la (apparentemente contraria) disposizione di cui all'art. 291, comma primo, cod. proc. civ., la quale, stabilendo che "la rinnovazione della citazione nulla impedisce ogni decadenza", non ha inteso riferirsi all'istituto della prescrizione (Cass. n. 15489/06). In tema di applicazione degli artt. 2943, primo comma, e 2945, secondo comma, cod. civ., la nullità della notificazione dell'atto introduttivo del giudizio impedisce l'interruzione della prescrizione e la conseguente sospensione del suo corso fino al passaggio in giudicato della sentenza che definisce il giudizio, a nulla rilevando, in senso contrario, la mera possibilità che la nullità sia successivamente sanata, e fermo restando che, qualora la sanatoria processuale abbia poi effettivamente luogo, i relativi effetti sul corso della prescrizione decorrono dal momento della sanatoria medesima, senza efficacia retroattiva (Cass. n.11985/13).

Omessa pronuncia come vizio di legittimità

Cass. Civ., Sez. I, ordinanza 12 luglio 2018, n. 18483

L' omessa pronuncia, quale vizio della sentenza, può essere utilmente prospettata solo con riguardo alla mancanza di una decisione da parte del giudice in ordine ad una domanda che, ritualmente e incondizionatamente proposta, richiede una pronuncia di accoglimento o di rigetto. Tale vizio deve essere pertanto escluso in relazione a una questione esplicitamente o anche implicitamente assorbita in altre statuizioni della sentenza e che è, quindi, suscettibile di riesame nella successiva fase del giudizio, se riprospettata con specifica censura (conf. Cass.3417 del 2015).

Responsabilità ex art. 2051 c.c.: il committente è “custode” sino a che l’area di cantiere non sia stata completamente delimitata e chiusa al traffico

Cass. Civ., Sez. III, ordinanza 12 luglio 2018, n. 18325

La stipula, da parte dell'amministrazione comunale, di un contratto di appalto avente ad oggetto l'esecuzione di lavori sulla pubblica via, non priva l'amministrazione committente della qualità di custode, ai sensi dell'art. 2051 c.c., sino a quando l'area di cantiere non sia stata completamente enucleata e delimitata, e sia stato vietato su di essa il traffico veicolare e pedonale, con conseguente affidamento all'esclusiva custodia dell'appaltatore. La realizzazione di un cantiere stradale su parte di una strada che continui, nella parte non occupata, ad essere aperta al pubblico transito, non priva l'ente proprietario della qualità di "custode" della porzione di strada rimasta percorribile.

Le Sezioni Unite sull’assegno di divorzio

Cass. Civ., Sez. un., sentenza 11 luglio 2018, n. 18287

Ai sensi dell'art. 5, comma 6, della I. n. 898 del 1970, dopo le modifiche di cui alla I. n. 74 del 1987, il riconoscimento dell'assegno di divorzio, cui deve attribuirsi una funzione assistenziale ed in pari misura compensativa e perequativa, richiede l'accertamento dell'inadeguatezza dei mezzi, o comunque dell'impossibilita di procurarseli per ragioni oggettive, attraverso l'applicazione dei criteri di cui alla prima parte della norma, che costituiscono il parametro di cui si deve tenere conto per la relativa attribuzione e determinazione, ed in particolare, alla luce della valutazione comparativa delle condizioni economico-patrimoniali delle parti, in considerazione del contributo fornito dal richiedente alla conduzione della vita familiare e alla formazione del patrimonio comune e personate di ciascuno degli ex coniugi, in relazione alla durata del matrimonio e all'età dell'avente diritto.

L’ordinanza con cui il giudice nega la sospensione del processo non è impugnabile con il regolamento di competenza

Cass. Civ., Sez. VI, ordinanza 11 luglio 2018, n. 18238

L'ordinanza con cui il giudice nega la sospensione del processo, sollecitata da una parte, ai sensi dell'art. 295 c.p.c., non è impugnabile con il regolamento di competenza ai sensi dell'art. 42 dello stesso codice, essendo ciò escluso dalla formulazione letterale di quest'ultima norma, dalla "ratio" di essa (quella, cioè, di assicurare un controllo immediato sulla legittimità di un provvedimento idoneo ad incidere significativamente sui tempi di definizione del processo) e dall'impossibilità ci accedere ad un'interpretazione analogica della norma, dato il suo carattere eccezionale (conf. Cass. n. 5645/2017; conf. Cass. n. 19292/2005; Cass. n. 13126/2003).

Ricorso per Cassazione e deposito dei documenti analogici

Cass. Civ., Sez. VI, ordinanza 11 luglio 2018, n. 18230

Qualora, trascorsi venti giorni dalla notificazione del ricorso per cassazione non siano state depositate le copie analogiche dei documenti digitali, corredate dalla attestazione di conformità, nel senso sopra indicato, e qualora le stesse, con attestazione di conformità, non siano state depositate dal controricorrente o non siano comunque agli atti, il ricorso è improcedibile (Cass. 22 dicembre 2017, n. 30765). L'art. 372 cod. proc. civ., inoltre, non consente la produzione di documenti relativi alla procedibilità del ricorso.

La risoluzione del contratto di leasing prima del fallimento rende applicabile la disciplina codicistica

Cass. Civ., Sez. I, ordinanza 10 luglio 2018, n. 18147

Se il contratto di leasing si è risolto per inadempimento dell'utilizzatore prima del fallimento di quest'ultimo, come nel caso di specie, la norma che deve applicarsi non sarà l'art. 72 quater I.f., bensì l'art. 72, quinto comma, I.f. che prevede che "l'azione di risoluzione del contratto promossa prima del fallimento nei confronti della parte inadempiente spiega i suoi effetti nei confronti del curatore". In quest'ultimo caso, infatti, la distinzione tra leasing di godimento e traslativo mantiene validità, dovendo il concedente far valere la domanda di risoluzione del contratto esperita ai sensi dell'art. 1458 c.c. o dell'art. 1526 c.c. Infatti, l'eliminazione delle differenze tra leasing traslativo e leasing di godimento prevista dall'art. 72 quater I.f., non può essere esteso in via analogica laddove si versi al di fuori della fase endoconcorsuale. Dunque, rimane ferma la differente disciplina prevista per i due tipi di leasing e, in particolare, per il leasing di godimento, essendo tale contratto ad esecuzione continuata, l'eventuale risoluzione non è idonea ad incidere sulle prestazioni già eseguite, secondo il principio di cui all'art. 1458 c.c. Al contrario nel leasing traslativo si applica analogicamente la normativa in tema di vendita con patto di riservato dominio la quale prevede che il concedente deve restituire i canoni fino a quel momento riscossi, avendo il diritto di percepire dall'utilizzatore un equo compenso per la fruizione della cosa e il risarcimento del danno. Dunque, nel caso di specie, essendosi i contratti risolti anteriormente all'apertura della procedura concorsuale, ed essendo stati qualificati con accertamento di fatto insindacabile svolto dal giudice del merito come appartenenti alla species dei contratti di leasing traslativo, con conseguente applicazione della disciplina normativa prevista all'art. 1526 c.c, al ricorrente non poteva essere riconosciuto alcun diritto di credito per le rate ancora scadute e per i relativi interessi.

Il termine entro cui il proprietario del veicolo è tenuto a comunicare all’organo di polizia che procede i dati relativi al conducente decorre dalla richiesta rivolta al proprietario dall’autorità

Cass. Civ., Sez. II, ordinanza 9 luglio 2018, n. 18027

In tema di sanzioni amministrative conseguenti a violazioni del codice della strada, il termine entro cui il proprietario del veicolo è tenuto, ai sensi dell'art.126-bis comma 2 CdS, a comunicare all'organo di polizia che procede i dati relativi al conducente, non decorre dalla definizione del procedimento di opposizione avverso il verbale di accertamento dell'infrazione presupposta, ma dalla richiesta rivolta al proprietario dall'autorità, trattandosi di un'ipotesi di illecito istantaneo previsto a garanzia dell'interesse pubblicistico relativo alla tempestiva identificazione del responsabile, del tutto autonomo rispetto all'effettiva commissione di un precedente illecito (conf. Cass., Sez. II, sentenza 23 luglio 2015, n.15542; Cass., Sez. II, sentenza 10 novembre 2010, n. 22881). Ne consegue che l'autorità non è tenuta a soprassedere alla richiesta di comunicazione dei dati del conducente del mezzo in attesa della definizione della contestazione della violazione originaria.

Codice della strada: la contestazione deve essere immediata tranne nei casi di impossibilità

Cass. Civ., Sez. II, ordinanza 9 luglio 2018, n. 18023

La contestazione immediata deve, dunque, essere effettuata se e quando sia possibile in relazione alle modalità di organizzazione del servizio predisposto dall'Amministrazione secondo il suo insindacabile giudizio, servizio il cui fine istituzionale è pur sempre quello di reprimere comportamenti pericolosi per la regolarità della circolazione e la vita degli utenti delle strade, mentre può legittimamente non essere effettuata in ogni altro caso in cui sia stato comunque impossibile procedervi. L'indicazione, poi, nel verbale di contestazione notificato, d'una ragione che rendesse ammissibile la contestazione differita dell'infrazione, rende ipso facto legittimo il verbale e la conseguente irrogazione della sanzione, senza che, in proposito, sussista alcun margine d'apprezzamento, in sede giudiziaria, circa la possibilità concreta di contestazione immediata della violazione, dovendo escludersi che il sindacato del giudice dell'opposizione possa riguardare le scelte organizzative dell'amministrazione.