Come si determina il valore della controversia ai fini del rimborso delle spese di lite

Cass. Civ., sez. III, ordinanza 12 settembre 2019, n. 22742 (rel. Di Florio)

Ai fini del rimborso delle spese di lite a carico della parte soccombente, il valore della controversia va fissato - in armonia con il principio generale di proporzionalità ed adeguatezza degli onorari di avvocato nell'opera professionale effettivamente prestata, quale desumibile dall'interpretazione sistematica dell'art. 6, primo e secondo comma, della Tariffa per le prestazioni giudiziali in materia civile, amministrativa e tributaria avente natura subprimaria regolamentare e quindi soggetta al sindacato di legittimità ex art. 360, primo comma, n. 3, cod. proc. civ. - sulla base del criterio del "disputatum" (ossia di quanto richiesto nell'atto introduttivo del giudizio ovvero nell'atto di impugnazione parziale della sentenza), tenendo però conto che, in caso di accoglimento solo in parte della domanda ovvero di parziale accoglimento dell'impugnazione, il giudice deve considerare il contenuto effettivo della sua decisione (criterio del "decisum"), salvo che la riduzione della somma o del bene attribuito non consegua ad un adempimento intervenuto, nel corso del processo, ad opera della parte debitrice, convenuta in giudizio, nel quale caso il giudice, richiestone dalla parte interessata, terrà conto non di meno del "disputatum", ove riconosca la fondatezza dell'intera pretesa" ( cfr. Cass. SU 19014/2007; Cass. 22072/2009; ed in termini Cass. 3903/2016).
Al riguardo, si osserva quanto segue:
a. ai sensi dell'art. 10 c.p.c., per la determinazione del valore della causa, gli interessi scaduti si sommano al valore del capitale: il principio è riferibile anche al valore del decisum e cioè della somma attribuita;
b. per la individuazione di essa, ove siano stati pagati acconti in sede stragiudiziale - e quindi prima che il processo venga incardinato - essi vanno detratti, diversamente dall'ipotesi presa in esame dal principio sopra richiamato, dall'importo complessivamente riconosciuto per i titoli dedotti.

Polizza c.d. linked: prodotto assicurativo o strumento finanziario?

Cass. Civ., sez. III ordinanza 13 settembre 2019, n. 22891 (rel. Vincenti)

La previsione generale contenuta nell'art. 2 del d.lgs. n. 209 del 2005, in ordine alle polizze denominate "linked", e cioè quelle nelle quali l'obbligazione principale dell'assicuratore è collegata al valore di organismi di investimento del risparmio o di fondi interni o comunque ad indici predeterminati di riferimento, non vale a far concludere per l'inclusione automatica di tali polizze nello schema del contratto di assicurazione, previsto dagli artt. 1882 e ss., c.c., la cui causa deve essere ravvisata nel trasferimento del rischio dall'assicurato all'assicuratore.
Sicché, costituisce un giudizio di fatto, incensurabile in sede di legittimità, in quanto di natura strettamente interpretativa, quello operato dal giudice del merito, in riferimento alla portata causale delle polizze c.d. linked (unit o index), circa il rilievo dalle parti attribuito alla mancanza della garanzia della conservazione del capitale alla scadenza concordata tra le parti, su cui, quindi, viene a fondarsi la riconduzione dell'operazione negoziale nella categoria contrattuale dell'intermediazione finanziaria, anziché in quella assicurativa sulla vita, siccome caratterizzata dallo scopo previdenziale, dall'alea, dall'ancoraggio del premio al rischio demografico e dalla durata prolungata.

Ricorso per Cassazione improcedibile se il ricorrente non deposita relata di notifica della sentenza impugnata

Cass. Civ., sez. III, ordinanza 13 settembre 2019, n. 22884 (est. Frasca)

In tema di ricorso per cassazione, quando la sentenza impugnata sia stata notificata e il ricorrente abbia depositato la sola copia autentica della stessa priva della relata di notifica, deve applicarsi la sanzione dell'improcedibilità, ex art. 369, comma 2, n. 2, c.p.c., a nulla rilevando che il ricorso sia stato notificato nel termine breve decorrente dalla data di notificazione della sentenza, ponendosi la procedibilità come verifica preliminare rispetto alla stessa ammissibilità.
Parimenti, il deposito di una ulteriore istanza di trasmissione del fascicolo d'ufficio, con ad essa allegata anche la relata di notifica della sentenza gravata, avvenuto in data successiva alla comunicazione dell'avviso di fissazione dell'udienza camerale non impedisce la menzionata sanzione, atteso che, da un lato, il detto deposito, a tal fine, deve avvenire entro il termine perentorio di cui al primo comma dell'art. 369 c.p.c. e, dall'altro, non è previsto, al di fuori di ipotesi eccezionali, che nel fascicolo d'ufficio debba inserirsi copia della relata di notifica, trattandosi di attività che non avviene su iniziativa dell'ufficio e che interviene in un momento successivo alla definizione del giudizio. (cfr. Cass. n. 21386 del 2017; in senso conforme: Cass. n. 13751 del 2018).

Interruzione del processo in ipotesi di morte dell’appellato contumace documentata dall’altra parte

Cass. Civ., sez. III, ordinanza 13 settembre 2019, n. 22889 (rel. Vincenti)

L'art. 299 c.p.c. è applicabile anche nel giudizio di appello e, verificandosi la morte della parte dopo la notificazione dell'atto introduttivo del giudizio ma prima della scadenza del termine per la costituzione, comporta l'automatica interruzione del processo, a prescindere sia dalla conoscenza che dell'evento abbiano avuto l'altra parte o il giudice, sia da qualsiasi attività diretta a determinarla, giacché l'effettiva conoscenza dell'evento interruttivo rileva ai soli fini della decorrenza del termine per la riassunzione.
Ne consegue che tutti gli atti del processo, non esclusa la sentenza con la quale lo stesso venga definito, posti in essere dopo l'evento interruttivo e la mancata previa attivazione degli strumenti previsti per consentire la prosecuzione o la riassunzione, restando insuscettibili di produrre effetti nei riguardi della parte da detto evento investita, vanno considerati nulli.

Chiamata in garanzia impropria: inammissibile appello incidentale tardivo trattandosi di causa scindibile

Cass. Civ., sez. III, ordinanza 13 settembre 2019, n. 22899 (rel. Scarano)

In caso di chiamata in causa per garanzia impropria, l'azione principale e quella di garanzia sono fondate su titoli diversi, dando luogo a due cause distinte e scindibili, sicché l'impugnazione proposta dal chiamato in garanzia, relativamente al capo della sentenza impugnata recante la sua condanna a manlevare la parte garantita, non consente ad un eventuale coobbligato in solido, estraneo a quel rapporto, di proporre impugnazione incidentale tardiva ex art. 334 c.p.c. avverso il capo di sentenza che lo abbia condannato, a propria volta, al risarcimento del danno nei confronti della parte attrice, salvo che dall'impugnazione principale non derivi un suo interesse giuridico ad impugnare, non ravvisabile, tuttavia, nel semplice rischio dell'eventuale insolvenza dell'obbligazione risarcitoria da parte del coobbligato garantito ( v. Cass., 28/4/2014, n. 9369 ).

Principi in tema di danno non patrimoniale da morte

Cass. Civ., sez. III, ordinanza 5 luglio 2019, n. 18056 (rel. Rossetti)

La persona che, ferita, non muoia immediatamente, può acquistare e trasmettere agli eredi il diritto al risarcimento di due pregiudizi: il danno biologico temporaneo, che di norma sussisterà solo per sopravvivenze superiori alle 24 ore (tale essendo la durata minima, per convenzione medico-legale, di apprezza ilità dell'invalidità temporanea), che andrà accertato senza riguardo alla circostanza se la vittima sia rimasta cosciente; ed il danno non patrimoniale consistito nella formido mortis, che andrà accertato caso per caso, e potrà sussistere solo nel caso in cui la vittima abbia avuto la consapevolezza della propria sorte e della morte imminente.

R.C.A.: litisconsorzio necessario e cessione del credito

Cass. Civ., sez. VI, ordinanza 4 settembre 2019, n. 22138 (rel. Gianniti)

In materia di assicurazione obbligatoria della responsabilità civile per la circolazione dei veicoli, nella procedura di risarcimento diretto di cui all'art. 149 del d. Igs. n. 209 del 2005, promossa dal danneggiato nei confronti del proprio assicuratore, sussiste litisconsorzio necessario rispetto al danneggiante responsabile, analogamente a quanto previsto dall'art. 144, comma 3, dello stesso decreto.
La regola che precede si applica non soltanto nel caso di azione proposta contro l'assicuratore del responsabile (ai sensi dell'art. 144 cod. ass.) ma anche nel caso di azione proposta contro l'assicuratore del danneggiato (ai sensi dell'art. 149 dello stesso codice) ed a prescindere che il credito risarcitorio sia stato da quest'ultimo ceduto ad un terzo. Ciò in quanto la cessione del credito comporta il c.d. beneficium cedendarum actionum, per cui la domanda proposta dal cessionario è soggetta alle medesime regole processuali alle quali sarebbe stata soggetta la domanda proposta dal soggetto cedente (Sez. 3, sentenza n. 51 del 10701/2012).
La mancata integrazione del contraddittorio con il proprietario del mezzo integra una nullità procedurale, rilevabile d'ufficio.

Sulla legittimazione passiva della società mandataria (CARD)

Cass. Civ., sez. III, sentenza 28 agosto 2019, n. 21761 (rel. Pellecchia)

E' legittima la costituzione in giudizio di una Compagnia Assicuratrice quale mandataria di altra Compagnia, in forza della cd. Convenzione Card stipulata tra le stesse.
Tale costituzione appare pienamente legittima alla luce della recente giurisprudenza di questa Corte, la quale ha anche escluso che un mandato di questo tipo possa essere ritenuto nullo per illiceità della causa ex art. 1343 c.c., in quanto volto ad eliminare la facoltà concessa al danneggiato di agire direttamente contro l'assicuratore del responsabile civile.

I principi sulla liquidazione del danno da ritardato adempimento

Cass. Civ., sez. III, ordinanza 28 agosto 2019, n. 21764 (rel. Di Florio)

Nelle obbligazioni risarcitorie, il creditore deve essere risarcito, mediante la corresponsione degli interessi compensativi, del danno che si presume essergli derivato dall'impossibilità di disporre tempestivamente della somma dovuta e di impiegarla in maniera remunerativa, sicché la liquidazione del danno da ritardato adempimento, ove il debitore abbia pagato un acconto prima della quantificazione definitiva, deve avvenire:
a) devalutando l'acconto ed il credito alla data dell'illecito;
b) detraendo l'acconto dal credito;
c) calcolando gli interessi compensativi mediante l'individuazione di un saggio scelto in via equitativa, da applicare prima sull'intero capitale, rivalutato anno per anno, per il periodo intercorso dalla data dell'illecito al pagamento dell'acconto, e poi sulla somma che residua dopo la detrazione dell'acconto, rivalutata annualmente, per il periodo che va da quel pagamento fino alla liquidazione definitiva." ( cfr. Cass. 25817/2017 ed in termini Cass. 6619/2018 ).
In ogni caso, resta fermo il principio secondo il quale la somma da pagare eventualmente in restituzione a seguito del nuovo conteggio, dovrà essere maggiorata dei soli interessi dalla data dei pagamenti ricevuti" ( cfr. Cass. 21699/2011).

Sulla cessione del credito di risarcimento del danno da sinistro stradale

Cass. Civ., sez. III, ordinanza 28 agosto 2019, n. 21765 (rel. Pellecchia)

Il credito di risarcimento del danno da sinistro stradale è suscettibile di cessione ai sensi dell'artt. 1260 c.c. e ss., e il cessionario può, in base a tale titolo, domandarne anche giudizialmente il pagamento al debitore ceduto, pur se assicuratore per la r.c.a., non sussistendo alcun divieto normativo in ordine alla cedibilità del credito risarcitorio (v. Cass., 10/1/2012, n. 51; Cass., 10/1/2012, n. 52; Cass., 3/10/2013, n. 22601).