Liquidazione danno non patrimoniale (da perdita di congiunto): irrinunciabili le tabelle di Milano

Cass. Civ., sez. III, ordinanza 5 maggio 2020, n. 8468 (rel. Scarano)

In tema di liquidazione del danno non patrimoniale, la mancata adozione da parte del giudice di merito delle Tabelle di Milano in favore di altre, ivi ricomprese quelle in precedenza adottate presso la diversa autorità giudiziaria cui appartiene, integra violazione di norma di diritto censurabile con ricorso per cassazione ai sensi dell'art. 360, 1°co. n. 3, c.p.c.

Claims made: nessun controllo di meritevolezza ma giudizio su contenuto e causa concreta del contratto

Cass. Civ., sez. III, sentenza 23 aprile 2020, n. 8117 (rel. Cigna)

In ordine alla meritevolezza delle clausole "on claims made basis", il modello dell'assicurazione della responsabilità civile con siffatte clausole, caratterizzato dal meccanismo di operatività della polizza legato alla richiesta risarcitoria del terzo danneggiato comunicata all'assicuratore, non incide sulla funzione assicurativa (e, quindi, sulla causa in astratto del contratto), in quanto il contratto assicurativo è pur sempre volto ad indennizzare il rischio dell'impoverimento del patrimonio dell'assicurato; siffatto modello, già ampiamente diffuso nell'ambito del mercato assicurativo (anche internazionale), ha trovato, peraltro, di recente, espresso riconoscimento legislativo (con particolare riferimento all'art. 11 L. 24/2017 e 3, comma 5, d.l. 138/2011, convertito con modificazioni in L. 148/2011, come novellato dall'art. 1, comma 26, L. 124/2017), ed è divenuto, pertanto, legalmente tipico; dette disposizioni, infatti, nell'imporre l'obbligatorietà (per le strutture sanitarie) dell'assicurazione per la responsabilità civile, prevedono, al riguardo, un meccanismo non legato al "fatto accaduto durante il tempo dell'assicurazione", di cui al primo comma dell'art. 1917 cc (le dette norme stabiliscono, infatti, tra l'altro, una operatività temporale della garanzia anche per gli eventi accaduti nei dieci anni antecedenti la conclusione del contratto, purchè denunciati all'impresa di assicurazione durante la vigenza temporale della polizza, e, in caso di cessazione definitiva dell'attività professionale, prevedono un periodo di ultrattività della copertura per le richieste di risarcimento presentate per la prima volta entro i dieci anni successivi).
Da siffatta collocazione del modello "claims made" nell'area della tipicità legale, consegue che, rispetto al singolo contratto di assicurazione, non si impone un test di meritevolezza degli interessi perseguiti dalle parti, ai sensi dell'art. 1322, secondo comma, c.c. (che presuppone l'aticipità), e la tutela invocabile dal contraente assicurato agisce invece sul solo piano della libera determinazione del contenuto contrattuale e della "causa concreta" del contratto (e, cioè dello scopo pratico del negozio, quale sintesi degli interessi che lo stesso negozio è concretamente diretto a realizzare), e concerne il rispetto, in detta determinazione, dei "limiti imposti dalla legge", ai sensi dell'art. 1322, comma 1, cc; siffatto test, necessario per ogni intervento conformativo sul contratto inerente al tipo (in ragione del suo farsi concreto regolamento dell'assetto di interessi perseguiti dai contraenti), può investire, in termini di effettività, diversi piani, dalla fase che precede la conclusione del contratto (v. obblighi informativi sul contenuto del contratto) sino a quella dell'attuazione del rapporto (v. facoltà di recesso, da parte dell'assicuratore, al verificarsi del sinistro compreso nei rischi assicurati), con attivazione dei rimedi pertinenti ai profili implicati; a tal fine va dato massimo rilievo all'equilibrio sinallagmatico tra le prestazioni, occorrendo accertare se vi sia stato un "arbitrario squilibrio giuridico" tra rischio assicurato e premio (Cass. 22437/2018).

Perdita rapporto parentale nonni-genero e nipoti: necessarie prove in ordine alle caratteristiche del rapporto

Tribunale di Catania, sez. V civ., sentenza 23 aprile 2020, n. 1358 (g. Di Bella)

Il genero ed i nipoti non possono vantare alcun diritto al risarcimento, laddove non sia allegata, né provata la preesistenza di uno specifico, concreto e peculiare rapporto con il de cuius (nonno), che non può presumersi per il solo fatto della convivenza all’interno dello steso nucleo familiare. In particolare, ai fini del risarcimento dei danni iure proprio per la perdita del rapporto parentale, devono essere allegati e precisati elementi circa la durata di tale convivenza, circa le caratteristiche del personale rapporto tra tali attori e il de cuius, circa l’eventuale reciproco apporto di arricchimento e/o affetto, circa il particolare legame con il de cuius, ovvero circa le abitudini, le aspirazioni ed i progetti che il decesso della stessa abbia irrimediabilmente mutato, con conseguente sofferenza e perdita emotivamente rilevante. Né, a tal fine, può darsi rilievo all’affetto che genericamente può intercorrere anche tra coloro che non siano legati da vincoli di sangue e/o coniugio, non potendosi ritenere giuridicamente rilevante ogni e qualsiasi rapporto personale laddove non venga allegata e fornita la prova della profondità e importanza dello stesso.
Nel caso di specie, in assenza di elementi di prova in ordine alle caratteristiche del rapporto con la de cuius (nonna), il Decidente non ha ritenuto meritevole di tutela il diritto al risarcimento del danno lamentato dal genero e dai nipoti, fondato sulla sola convivenza; quest'ultima, infatti, può costituire solo uno degli elementi e indici probatori per ritenere esistente un rapporto affettivo, ma non è di per sé sola sufficiente laddove la domanda non sia proposta dai prossimi congiunti.

Transazione – Cessazione della materia del contendere – Soccombenza virtuale per le spese

Cass. Civ., sez. VI-3, ordinanza 22 aprile 2020, n. 8034 (rel. D'Arrigo)

L'intervenuta transazione dell'oggetto della lite determina l'obiettivo venir meno dell'interesse delle parti alla pronuncia giurisdizionale. Carenza, quest'ultima, che il giudice deve rilevare anche d'ufficio, a prescindere dall'atteggiamento delle parti, prendendo atto della sopravvenuta cessazione della materia del contendere, potendo pronunciarsi sulla soccombenza virtuale ai fini della regolamentazione delle spese.
Nel caso di specie, una volta accertata la sopraggiunta carenza di interesse ad agire, il giudice di secondo grado avrebbe potuto - al più - pronunciarsi sulle spese (se non regolate con l'accordo transattivo), essendogli invece preclusa la decisione della causa nel merito, respingendo il gravame.

Non dovute spese legali se la gestione del sinistro non presenta alcuna difficoltà

Giudice di Pace di Mirabella Eclano (AV), sentenza 15 aprile 2020, n. 201 (g. Nunziata)

Richiamando il consolidato orientamento della giurisprudenza di legittimità, il giudice di merito applica il principio che esclude la risarcibilità le spese legali sostenute in fase stragiudiziale dal danneggiato se la gestione del sinistro non presentava alcuna difficoltà, vieppiù se i danni derivati dal sinistro sono modesti e l'assicuratore ha prontamente offerto la dovuta assistenza al danneggiato.

Art. 141 c.d.a.: il vettore non deve risarcire il danno se non ha responsabilità

Cass. Civ., sez. III, sentenza 27 maggio 2019, n. 14388 (rel. E. Iannello)

Perché il danno sia risarcibile ex art. 141 c.d.a., la norma presume che vi sia stato il coinvolgimento di più veicoli e che il vettore abbia almeno una quota di responsabilità.
Quando il terzo trasportato invoca l'art. 141 c.d.a. per il risarcimento dei danni subiti, può accadere che:
a) il danneggiato nulla deduca in ordine alla responsabilità del sinistro, ma si limiti ad allegare e provare di aver subito un danno in conseguenza dello scontro tra due veicoli o natanti, in uno dei quali viaggiava come trasportato; l'assicuratore del vettore non eccepisca ovvero non riesca a provare l'esclusiva responsabilità del veicolo o natante antagonista: in tal caso l'assicuratore del vettore è tenuto al risarcimento nei confronti del danneggiato nei limiti dettati dalla norma;
b) il danneggiato (terzo trasportato) nulla deduca in ordine alla responsabilità del sinistro, ma si limiti ad allegare e provare di aver subito un danno in conseguenza dello stesso; l'assicuratore del vettore eccepisca e provi l'esclusiva responsabilità del veicolo o natante antagonista: in tal caso, l'assicuratore del vettore nulla dovrà al danneggiato;
c) il danneggiato (terzo trasportato) deduca egli stesso l'esclusiva responsabilità del veicolo o natante antagonista ovvero descriva il sinistro in termini che tale esclusiva responsabilità chiaramente implicano, ma nondimeno pretenda il risarcimento dall'assicuratore del vettore: anche in tal caso la domanda risulterà non accoglibile, risultando già acquisita al processo, in ragione delle stesse allegazioni dell'attore, l'estraneità della fattispecie dedotta all'ambito di operatività della norma (versandosi al di là del limite da essa stessa posto del «caso fortuito»).

Danni da fauna selvatica – Responsabilità delle Regioni ai sensi dell’art. 2052 c.c.

Cass. Cvi, sez. III, sentenza 20 aprile 2020, n. 7969 (rel. Tatangelo)

Ai fini del risarcimento dei danni cagionati dagli animali selvatici appartenenti alle specie protette e che rientrano, ai sensi della legge n. 157 del 1992, nel patrimonio indisponibile dello Stato, va applicato il criterio di imputazione della responsabilità di cui all'art. 2052 c.c. e il soggetto pubblico responsabile va individuato nella Regione, in quanto ente al quale spetta in materia la funzione normativa, nonché le funzioni amministrative di programmazione, coordinamento, controllo delle attività eventualmente svolte - per delega o in base a poteri di cui sono direttamente titolari - da altri enti, ivi inclusi i poteri sostitutivi per i casi di eventuali omissioni (e che dunque rappresenta l'ente che «si serve», in senso pubblicistico, del patrimonio faunistico protetto), al fine di perseguire l'utilità collettiva di tutela dell'ambiente e dell'ecosistema; la Regione potrà eventualmente rivalersi (anche chiamandoli in causa nel giudizio promosso dal danneggiato) nei confronti degli altri enti ai quali sarebbe spettato di porre in essere in concreto le misure che avrebbero dovuto impedire il danno, in quanto a tanto delegati, ovvero trattandosi di competenze di loro diretta titolarità.

Opposizione al pignoramento presso terzi promosso dall’Agenzia di Riscossione

Cass. Civ., Sez. Un., ordinanza 14 aprile 2020, n. 7822 (rel. Frasca)

Nel sistema del combinato disposto dell'art. 2 del d.lgs. n. 546 del 1992 e degli artt. 49 e ss. del d.P.R. n. 602 del 1973 ed in particolare dell'art. 57 di quest'ultimo, come emendato dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 114 del 2018, il discrimine fra giurisdizione tributaria e giurisdizione ordinaria in ordine all'attuazione della pretesa tributaria che si sia manifestata con un atto esecutivo va fissato nei termini seguenti:
a) alla giurisdizione tributaria spetta la cognizione di ogni questione con cui si reagisce di fronte all'atto esecutivo adducendo fatti incidenti sulla pretesa tributaria che si assumano verificati e, dunque, rilevanti sul piano normativo, fino alla notificazione della cartella esattoriale o dell'intimazione di pagamento, se validamente avvenute, o fino al momento dell'atto esecutivo, qualora la notificazione sia mancata, sia avvenuta in modo inesistente o sia avvenuta in modo nullo, e ciò, tanto se si tratti di fatti inerenti ai profili di forma e di contenuto degli atti in cui è espressa la pretesa, quanto se si tratti di fatti inerenti all'esistenza ed al modo di essere di tale pretesa in senso sostanziale, cioè di fatti costitutivi, modificativi od impeditivi di essa (con l'avvertenza, in questo secondo caso, che, se dedotta una situazione di nullità, mancanza, inesistenza di detta notifica, essa non si assuma rilevante ai fini della verificazione del fatto dedotto);
b) alla giurisdizione ordinaria spetta la cognizione delle questioni inerenti alla forma e dunque alla legittimità formale dell'atto esecutivo come tale, sia se esso fosse conseguito ad una valida notifica della cartella o dell'intimazione, non contestate come tali, sia se fosse conseguito in situazione di mancanza, inesistenza o nullità della notificazione di tali atti (non deducendosi come vizio dell'atto esecutivo tale situazione), nonché dei fatti incidenti sulla pretesa sostanziale tributaria azionata in excutivis successivi al momento della valida notifica della cartella o dell'intimazione, o successivi - nell'ipotesi di nullità, mancanza o inesistenza della detta notifica - all'atto esecutivo che avesse assunto la funzione di mezzo di conoscenza della cartella o dell'intimazione (e dunque avesse legittimato ad impugnarli davanti alla giurisdizione tributaria).

Il termine per l’impugnazione della sentenza decorre dalla pubblicazione-deposito

Cass. Civ.,sez. VI, ordinanza 13 febbraio 2020, n. 3536 (rel. Giannitti)

Una sentenza può dirsi depositata soltanto a seguito del suo inserimento nell'elenco cronologico delle sentenze, esistente presso la Cancelleria di ogni Ufficio giudiziario, con conseguente assegnazione del relativo numero identificativo (pubblicazione): invero, una sentenza non identificabile non può affatto essere considerata come ufficialmente depositata.

Sulla interpretazione della polizza – L’alunno danneggiato può adire direttamente l’assicurazione

Cass. Civ., sez. VI-3, ordinanza 12 marzo 2020, n. 7062 (rel. Scoditti)

In tema di interpretazione del contratto, ai fini della ricerca della comune intenzione dei contraenti, il principale strumento è rappresentato dal senso letterale delle parole e delle espressioni utilizzate nel contratto; il rilievo da assegnare alla formulazione letterale deve essere verificato alla luce dell'intero contesto contrattuale.
Nel caso di specie, le clausole della polizza, le quali richiamano ripetutamente "gli assicurati" in contrapposizione all'istituto contraente", non sono state sottoposte al procedimento ermeneutico che, al fine della ricerca della comune intenzione dei contraenti, attinge in primo luogo al senso letterale delle parole, ma sono state immesse in una generica valutazione di quanto "emergente dagli atti", ritenendo - erroneamente - che assicurato fosse l'istituto scolastico (sicchè non configurabile era un contratto a favore di terzo) e che il danneggiato non potesse agire direttamente contro l'assicuratore, ma solo contro il soggetto responsabile del fatto dannoso, il quale a sua volta poteva chiamare l'assicuratore in garanzia.