Proposizione di due domande identiche: nessuna nullità della seconda citazione e litispendenza solo se entrambe iscritte a ruolo

Trib. di Reggio Calabria, sez. I civ., n. 27 settembre 2019, n. 1305 (g. Luppino)

La proposizione contemporanea di più domande aventi il medesimo petitum e la medesima causa petendi non comporta alcun vizio di nullità del secondo atto di citazione (essendo le ipotesi di nullità tassativamente previste dalla legge), ma semmai ha potuto astrattamente comportare una temporanea litispendenza di più cause, che qualora proseguita (ma così non è non risultando che il primo atto di citazione sia mai stato iscritto a ruolo) avrebbe avuto come unico effetto quello della riunione dei due giudizi, in quanto pendenti dinanzi al medesimo ufficio giudiziario, non trovando invece applicazione l’art. 39 c.p.c. che attiene alla diversa ipotesi della pendenza di due cause identiche presso uffici giudiziari diversi.

Chiamata in causa del terzo: nulla se effettuata senza autorizzazione del Giudice

Trib. di Reggio Calabria, sez. I civ., n. 27 settembre 2019, n. 1305 (g. Luppino)

L’attore che abbia provveduto alla chiamata in causa di un terzo senza autorizzazione del Giudice deve considerarsi decaduto dalla facoltà di chiamare il terzo e la relativa chiamata è da considerarsi nulla ed insanabile, in quanto anche l’eventuale costituzione del terzo non può superare la decadenza verificatasi per violazione di termini perentori.

Domande nuove in appello – Eccezione rilevabile d’ufficio

Cass. Civ., S.U., 9 gennaio 2020, n. 157 (rel. Genovese)

Il divieto di proporre domande nuove in appello, di cui all'art. 345 c.p.c., comma 1, integrando violazione del principio del doppio grado di giurisdizione, è di ordine pubblico, per cui la sua violazione va rilevata anche d'ufficio in sede di legittimità, senza che possa spiegare alcuna influenza l'accettazione del contraddittorio (Sez. 3, Sentenza n. 383 del 2007). Il divieto di proporre domande nuove in appello, previsto dall'art. 345 c.p.c., comma 1, è posto a tutela di un interesse di natura pubblicistica, sicchè la relativa violazione è rilevabile in sede di legittimità anche d'ufficio (Sez. 3, Sentenza n. 20557 del 30/09/2014).

Azione diretta ex art. 149 CdA – Litisconsorzio necessario con il conducente responsabile del sinistro – Rilevabile d’ufficio

Cass. Civ., sez. VI, ordinanza 6 marzo 2020, n. 6406 (rel. Cirillo)

In materia di assicurazione obbligatoria della responsabilità civile per la circolazione dei veicoli, nella procedura di risarcimento diretto di cui all'art. 149 del d.lgs. n. 209 del 2005, promossa dal danneggiato nei confronti del proprio assicuratore, sussiste litisconsorzio necessario rispetto al danneggiante responsabile, analogamente a quanto previsto dall'art. 144, comma 3, dello stesso decreto.
Quando risulta integrata la violazione delle norme sul litisconsorzio necessario, non rilevata né dal giudice di primo grado, che non ha disposto l'integrazione del contraddittorio, né da quello di appello, che non ha provveduto a rimettere la causa al primo giudice ai sensi dell'art. 354, primo comma, cod. proc. civ., resta viziato l'intero processo e si impone, in sede di giudizio di cassazione, l'annullamento, anche d'ufficio, delle pronunce emesse ed il conseguente rinvio della causa al giudice di prime cure, a norma dell'art. 383, terzo comma, del medesimo codice (cfr. Cass. ordinanza 16 marzo 2018, n. 6644).

Pignoramento: sugli effetti interruttivi della prescrizione

Cass. Civ., sez. III, sentenza 5 marzo 2020, n. 6170 (rel. Tatangelo)

L'atto di pignoramento presso terzi ha carattere interruttivo e, se del caso, sospensivo della prescrizione, ai sensi degli artt. 2943, commi 1, 2 e 3, e 2945, commi 2 e 3, c.c., esclusivamente in relazione al diritto fatto valere dal creditore procedente contro il debitore, non in relazione al credito pignorato.
Con riguardo al credito oggetto del pignoramento, i singoli atti del procedimento esecutivo portati a conoscenza del terzo o da lui compiuti sono comunque idonei a determinare, sul piano sostanziale, un effetto interruttivo della prescrizione, ai sensi delle altre disposizioni di cui agli artt. 2943 e ss. c.c.
Di conseguenza, la prescrizione del credito pignorato è interrotta, con effetto esclusivamente istantaneo, dalla notificazione al terzo dell'atto di pignoramento e comunque dalla dichiarazione di quantità positiva del terzo, ai sensi dell'art. 2944 c.c. (o dall'accertamento giudiziale del suo obbligo), ma non dalla conseguente successiva assegnazione del credito.
Nel periodo che intercorre tra il pignoramento e la dichiarazione di quantità positiva del terzo (o l'accertamento giudiziale del suo obbligo), e tra quest'ultimo evento e l'assegnazione, peraltro, la prescrizione non decorre ai sensi dell'art. 2935 c. c., in quanto il diritto non può essere fatto valere né dal creditore procedente né dal debitore esecutato; essa ricomincia a decorrere dal momento in cui il credito assegnato può essere fatto valere dal creditore assegnatario, cioè, di regola, dal momento della pronuncia dell'ordinanza di assegnazione, se resa in udienza, ovvero dal momento del suo deposito, se resa fuori udienza.

Compensi dell’avvocato che ha patrocinato più gradi di giudizio: competenza

Cass. Civ., Sez. Un., sentenza 19 febbraio 2020, n. 4247 (rel. Tria)

Nel caso in cui un avvocato abbia scelto di agire ex art. 28 della legge 13 giugno 1942, n. 794, come modificato dalla lett. a) del comma 16 dell'art. 34 del d.lgs. 10 settembre 2011, n. 150, nei confronti del proprio cliente, proponendo l'azione prevista dall'art. 14 del decreto legislativo n. 150 del 2011 e chiedendo la condanna del cliente al pagamento dei compensi per l'opera prestata in più gradi e/o fasi del giudizio, la competenza è dell'ufficio giudiziario di merito che ha deciso per ultimo la causa.

Danni da fermo tecnico

Cass. Civ., sez. VI, ordinanza 28 febbraio 2020, n. 5447 (rel. Cigna)

Il danno da "fermo tecnico" di veicolo incidentato deve essere allegato e dimostrato e la relativa prova non può avere ad oggetto la mera indisponibilità del veicolo, ma deve sostanziarsi nella dimostrazione o della spesa sostenuta per procacciarsi un mezzo sostitutivo, ovvero della perdita subita per la rinuncia forzata ai proventi ricavabili dall'uso del mezzo (cfr. Cass. 20620/2015).

Responsabilità medica: oneri probatori

Cass. Civ., sez. III, sentenza 26 febbraio 2020, n. 5128 (rel. Travaglino)

Ove sia dedotta una responsabilità contrattuale della struttura sanitaria per l'inesatto adempimento della prestazione sanitaria, il danneggiato deve fornire la prova del contratto e dell'aggravamento della situazione patologica (o dell'insorgenza di nuove patologie per effetto dell'intervento) e del relativo nesso di causalità con l'azione o l'omissione dei sanitari, restando a carico dell'obbligato la prova che la prestazione professionale sia stata eseguita in modo diligente e che quegli esiti siano stati determinati da un evento imprevisto e imprevedibile (Cass. 26 luglio 2017, n. 18392; Cass. 16 gennaio 2009, n. 975; 9 ottobre 2012, n. 17143; 20 ottobre 2015, n. 21177).
Più specificamente, nel campo della responsabilità sanitaria, quanto al principio di allegazione della condotta inadempiente, ritenuta fonte di danno, occorre fare riferimento a quanto indicato dalla giurisprudenza nel precedente di cui a Cass. SU 577/2008, rilevante per dirimere il caso concreto : "in tema di responsabilità contrattuale della struttura sanitaria e di responsabilità professionale da contatto sociale del medico, ai fini del riparto dell'onere probatorio l'attore, il paziente danneggiato deve limitarsi a provare l'esistenza del contratto (o il contatto sociale) e l'insorgenza o l'aggravamento della patologia ed allegare l'inadempimento del debitore, astrattamente idoneo a provocare il danno lamentato, rimanendo a carico del debitore dimostrare o che tale inadempimento non vi è stato ovvero che, pur esistendo, esso non è stato eziologicamente rilevante (nella specie la S.C. ha cassato la sentenza di merito che - in relazione ad una domanda risarcitoria avanzata da un paziente nei confronti di una casa di cura privata per aver contratto l'epatite C asseritamente a causa di trasfusioni con sangue infetto praticate a seguito di un intervento chirurgico - aveva posto a carico del paziente l'onere di provare che al momento del ricovero egli non fosse già affetto da epatite)."
L'inadempimento rilevante, nell'ambito dell'azione di responsabilità medica, per il risarcimento del danno nelle obbligazioni, così dette, di comportamento non è, dunque, qualunque inadempimento, ma solo quello che costituisce causa (o concausa) efficiente del danno. Ciò comporta che l'allegazione del paziente - creditore non può attenere ad un inadempimento, qualunque esso sia, o comunque genericamente dedotto, ma ad un inadempimento, per così dire, qualificato, e cioè «astrattamente efficiente alla produzione del danno» (così chiosa Cass. SU 577/2008).
Conseguentemente, nei giudizi di risarcimento del danno da responsabilità medica, è onere del paziente dimostrare l'esistenza del nesso causale, provando che la condotta del sanitario è stata, secondo il criterio del "più probabile che non", causa del danno, sicché, ove la stessa sia rimasta assolutamente incerta, la domanda deve essere rigettata ( Cass. Sez. 3, Sentenza n. 27606 del 29/10/2019; Cass. Sez. 3, sentenza n. 3704 del 15/02/2018).

Precetto valido anche se privo della data di notifica del decreto ingiuntivo

Cass. Civ., sez. III, sentenza 28 gennaio 2020, n. 1928 (rel. Rossetti)

L'erronea indicazione degli elementi formali prescritti dall'art. 480, comma secondo, c.p.c. (nel caso di specie, la mancata indicazione della data di notifica del decreto ingiuntivo) non determina la nullità del precetto, qualora l'esigenza d'individuazione del titolo esecutivo risulti soddisfatta da altri elementi contenuti nel precetto stesso (quali: l'indicazione dell'autorità promanante, la data di emissione del decreto ingiuntivo, la data di notifica del precetto).