05 marzo 2018

Il cliente deve solo allegare l’inadempimento degli obblighi di informazione posti a carico della Banca

Cass. Civ., Sez. VI, ordinanza 2 febbraio 2018, n. 2658
In materia di contratti di intermediazione finanziaria, allorché risulti necessario accertare la responsabilità contrattuale per danni subiti dall'investitore, va accertato se l'intermediario abbia diligentemente adempiuto alle obbligazioni scaturenti dal contratto di negoziazione nonché, in ogni caso, a tutte quelle obbligazioni specificamente poste a suo carico dal d.lgs. 24 febbraio 1998, n. 58 (T.U.F.) e prima ancora dal d.lgs. 23 luglio 1996, n. 415, nonché dalla normativa secondaria, risultando, quindi, così disciplinato, il riparto dell'onere della prova: l'investitore deve allegare l'inadempimento delle citate obbligazioni da parte dell'intermediario, nonché fornire la prova del danno e del nesso di causalità fra questo e l'inadempimento, anche sulla base di presunzioni; l'intermediario, a sua volta, deve provare l'avvenuto adempimento delle specifiche obbligazioni poste a suo carico, allegate come inadempiute dalla controparte, e, sotto il profilo soggettivo, di avere agito «con la specifica diligenza richiesta»

La Corte di Cassazione ritorna sul tema della responsabilità degli intermediari finanziari per inadempimento degli obblighi informativi, ricordando innanzitutto quali siano i rimedi esperibili per affrontare, quindi, il problema del riparto dell’onere probatorio.
Sotto il primo profilo, si applica il noto principio che ravvisa nel comportamento scorretto dell’intermediario, reo di non avere informato in modo adeguato il cliente in merito ai profili di rischio connessi all’operazione di investimento stipulanda, un comportamento generatore di responsabilità precontrattuale o contrattuale, a seconda del momento in cui l’inadempienza può essere temporalmente collocata: nella fase di formazione o in sede di esecuzione del contratto-quadro.
Nel primo caso, il rimedio azionabile dal cliente-investitore è rappresentato dal risarcimento del danno per culpa in contrahendo; nel secondo caso, invece, trattandosi di inadempienza contrattuale, potrà trovare applicazione l’art. 1453 c.c. e, quindi, sarà possibile la dissoluzione del vincolo contrattuale – mediante la risoluzione del contratto – con obbligo, a carico dell’intermediario, di risarcire i consequenziali danni.
Deve, invece, escludersi, per costante insegnamento della Suprema Corte, il ricorso all’invalidazione del contratto per violazione di norma imperativa, in quanto “ove non altrimenti stabilito dalla legge, unicamente la violazione di norme inderogabili concernenti la validità del contratto è suscettibile di determinarne la nullità e non già la violazione di norme, anch’esse imperative, riguardanti il comportamento dei contraenti la quale può essere fonte di responsabilità” (Cass., Sez. un., 26724/2007; Cass. n. 8462/2014).
Ne discende che la violazione dei doveri di informazione del cliente e di corretta esecuzione delle operazioni che la legge pone a carico dei soggetti autorizzati alla prestazione dei servizi di investimento finanziario (nella specie, in base all’art. 6 della legge n. 1 del 1991) devono farsi rientrare nell’alveo della responsabilità precontrattuale o contrattuale, consentendo l’attivazione dei tipici rimedi da inadempimento dell’obbligo di buona fede nello svolgimento delle trattative o nella formazione del contratto (art. 1337 c.c.) e da inadempimento di obbligazioni scaturenti dal contratto (art. 1453 ss. c.c.).
Ciò posto, l’onere probatorio si struttura nel seguente modo: è sufficiente che il cliente alleghi l’inadempimento della Banca, provando il danno e il nesso causale tra questo e il comportamento inadempiente, anche in forza di presunzioni. L’intermediario, invece, deve provare di avere dato esatto adempimento alle specifiche obbligazioni poste a suo carico (allegate da controparte a fondamento della pretesa azionata in giudizio), nonché di avere agito con la diligenza specificamente richiesta.
In base ad una recente sentenza della Corte di Cassazione (Cass. n. 12544/2017), è possibile affermare in modo chiaro che gli obblighi di informazione gravanti sull’intermediario, “dal cui inadempimento consegue in via presuntiva l’accertamento del nesso di causalità del danno subito dall’investitore”, contemplano tutte le informazioni conoscibili in base alla necessaria diligenza professionale e l’indicazione, in modo preciso, “di tutte le specifiche ragioni idonee a rendere un’operazione inadeguata rispetto al profilo di rischio dell’investitore, ivi comprese quelle attinenti al rischio di default dell’emittente, con conseguente manato rimborso del capitale investito”, dal momento che tali informazioni costituiscono fattori decisivi in ordine alla scelta se investire o meno.
Da tali argomentazioni viene fatto discendere, a carico del cliente, l’onere di mera allegazione dell’inadempimento dell’intermediario.

Rosalia Calandrino