11 Settembre 2017

Danni punitivi – Riconoscimento di sentente straniere – Astrattamente ammissibile

Corte di Cassazione, Sezioni Unite, sentenza 5 luglio 2017, n. 16601(pres. Amoroso – rel. D’Ascola)
Nel vigente ordinamento, alla responsabilità civile non è assegnato solo il compito di restaurare la sfera patrimoniale del soggetto che ha subito la lesione, poiché sono interne al sistema la funzione di deterrenza e quella sanzionatoria del responsabile civile. Non è quindi ontologicamente incompatibile con l’ordinamento italiano l’istituto di origine statunitense dei risarcimenti punitivi. Il riconoscimento di una sentenza straniera che contenga una pronuncia di tal genere deve però corrispondere alla condizione che essa sia stata resa nell’ordinamento straniero su basi normative che garantiscano la tipicità delle ipotesi di condanna, la prevedibilità della stessa ed i limiti quantitativi, dovendosi avere riguardo, in sede di delibazione, unicamente agli effetti dell’atto straniero e alla loro compatibilità con l’ordine pubblico.

Già da qualche anno le Sezioni Unite hanno messo in luce che la funzione sanzionatoria del risarcimento del danno non è più incompatibile con i principi generali del nostro ordinamento, giacché negli ultimi decenni sono state introdotte disposizioni volte a dare un connotato lato sensu sanzionatorio al risarcimento (cfr. Cass. Civ, S.U., n. 9100/2015).
Le Sezioni Unite hanno tuttavia precisato che questo connotato sanzionatorio non è ammissibile al di fuori dei casi nei quali una qualche norma di legge chiaramente lo preveda, ostandovi il principio desumibile dagli art. 23 e 25, comma 2, Cost. nonché dall’art. 7 della Convenzione Europea della salvaguardia dei diritti dell’Uomo e delle libertà fondamentali.
Questa nuova analisi si fonda sulla affermazione della natura polifunzionale delle responsabilità civile: “accanto alla preponderante e primaria funzione compensativo riparatoria dell’istituto è emersa una natura polifunzionale, che si proietta verso più aree, tra cui sicuramente principale sono quella preventiva (o deterrente o dissuasiva) e quella sanzionatoria-punitiva”.
Siffatte considerazioni fanno da guida in materia di riconoscimento di sentenze straniere che condannino a risarcire punitive damages.
In generale, il risarcimento del danno punitivo non è incompatibile con il sistema del nostro ordinamento, tuttavia la riconoscibilità del risarcimento punitivo è sempre da commisurare agli effetti che la pronuncia del giudice straniero può avere in Italia, con tutta l’ampiezza di verifica che si deve praticare nel recepimento, con le pronunce straniere, di un istituto sconosciuto.
Orbene, il presupposto per cui questa tipologia di condanna possa essere importata nel nostro ordinamento senza confliggere con i valori costituzionali che presidiano la materia, è che nell’ordinamento straniero ci sia un ancoraggio normativo per una ipotesi di condanna a risarcimenti punitivi.
Infatti, se ogni prestazione patrimoniale di carattere sanzionatorio o deterrente non può essere imposta dal giudice italiano senza espressa previsione normativa, similmente dovrà essere richiesto per ogni pronuncia straniera.
Il principio di legalità postula, dunque, che una condanna straniera a risarcimenti punitivi provenga da fonte normativa riconoscibile, cioè che il giudice a quo abbia pronunciato sulla scorta di basi normative adeguate, che rispondano a principi di tipicità (precisa perimetrazione della fattispecie) e prevedibilità (puntualizzazione dei limiti quantitativi delle condanne irrogabili). Deve esservi insomma una legge, o simile fonte, che abbia regolato la materia “secondo principi e soluzioni” di quel paese, con effetti che risultino non contrastanti con l’ordinamento italiano.
Resta poi nella singolarità di ogni ordinamento la declinazione dei risarcimenti punitivi e il loro ancoraggio a profili sanzionatori o più strettamente compensatori, che risponderà verosimilmente anche alle differenze risalenti alla natura colposa o dolosa dell’illecito.
Presidio basilare per l’analisi di compatibilità si desume in ogni caso dall’art. 49 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione relativo ai “Principi della legalità e della proporzionalità dei reati e delle pene”.
La sua applicazione comporta che il controllo delle Corti di appello sia portato a verificare la proporzionalità tra risarcimento riparatorio-compensativo e risarcimento punitivo e tra quest’ultimo e la condotta censurata, per rendere riconoscibile la natura della sanzione/punizione.