14 Settembre 2009

Giudizio di equità del giudice di pace – Danno non patrimoniale – Danno esistenziale – Lesione alla serenità – Fastidio arrecato da richieste di pagamento

“La peculiarità del danno non patrimoniale viene individuata nella sua tipicità, avuto riguardo alla natura dell’art. 2059 c.c., quale norma di rinvio ai casi previsti dalla legge (e, quindi, ai fatti costituenti reato o agli altri fatti illeciti riconosciuti dal legislatore ordinario produttivi di tale tipo di danno) ovvero ai diritti costituzionali inviolabili, presieduti dalla tutela minima risarcitoria, con la precisazione in quest’ultimo caso, che la rilevanza costituzionale deve riguardare l’interesse leso e non il pregiudizio conseguenzialmente sofferto e che la risarcibilità del pregiudizio non patrimoniale presuppone, altresì, che la lesione sia grave (e, cioè, superi la soglia minima di tollerabilità, imposta dai doveri di solidarietà sociale) e che il danno non sia futile (vale a dire che non consista in meri disagi o fastidi o sia addirittura meramente immaginario). Orbene, nel caso in cui si denunci il disagio sofferto per avere ricevuto diverse missive (3) di pagamento, in uno spazio temporale non contenuto (5 anni), non sussiste un’ingiustizia costituzionalmente qualificata, tantomeno si verte in un’ipotesi di danno patrimoniale, risultando, piuttosto, la ritenuta lesione della “serenità personale” insuscettibile di essere monetizzata, siccome inquadrabile in quegli sconvolgimenti della quotidianità “consistenti in disagi, fastidi, disappunti, ansie ed in ogni altro tipo di insoddisfazione” (oggetto delle c.d. liti bagatellari) ritenuti non meritevoli di tutela risarcitoria”.

Nella sentenza in epigrafe la S.C. corregge l’affermazione contenuta nella sentenza del 25 febbraio 2009, n. 4493 secondo cui “il giudice di pace può disporre l’indennizzo del danno non patrimoniale anche fuori “dei casi determinati dalla legge e di quelli attinenti alla lesione dei valori della persona umana costituzionalmente protetti”, se il danneggiato dimostra (anche attraverso presunzioni) il pregiudizio subito” (v. news n. 4/09 – Morte del gatto – Danno morale). _x000d_
Come noto, infatti, le Sezioni Unite n. 26972/2008 hanno affermato tutt’altro: “i limiti fissati dall’art. 2059 c.c. non possono essere ignorati dal giudice di pace nelle cause di valore non superiore ad euro millecento, in cui decide secondo equità. La norma, nella lettura costituzionalmente orientata accolta da queste Sezioni Unite, in quanto pone le regole generali della tutela risarcitoria non patrimoniale, costituisce principio informatore della materia in tema di risarcimento del danno non patrimoniale, che il giudice di pace, nelle questioni da decidere secondo equità, deve osservare”._x000d_
La sentenza in esame fa applicazione del principio sopra riportato e, per la prima volta, dà chiara applicazione dei nuovi limiti risarcitori indicati dalle Sezioni Unite: serietà della lesione e gravità dell’offesa. _x000d_
La risarcibilità del pregiudizio non patrimoniale presuppone, infatti, che la lesione sia grave (e, cioè, superi la soglia minima di tollerabilità, imposta dai doveri di solidarietà sociale) e che il danno non sia futile (vale a dire che non consista in meri disagi o fastidi o sia addirittura meramente immaginario).