15 maggio 2018

La liquidazione equitativa del danno non sostituisce l’accertamento dell’esistenza di danni risarcibili

Cass. Civ., Sez. I, ordinanza 14 maggio 2018, n. 11698
L'esercizio del potere discrezionale di liquidare il danno in via equitativa, conferito al giudice dagli artt. 1226 e 2056 c.c., presuppone che sia provata l'esistenza di danni risarcibili e che risulti obiettivamente impossibile o particolarmente difficile provare il danno nel suo preciso ammontare, sicché grava sulla parte interessata l'onere di provare non solo l'an debeatur del diritto al risarcimento, ove sia stato contestato o non debba ritenersi in re ipsa, ma anche ogni elemento di fatto utile alla quantificazione del danno e di cui possa ragionevolmente disporre nonostante la riconosciuta difficoltà, sì da consentire al giudice il concreto esercizio del potere di liquidazione in via equitativa, che ha la sola funzione di colmare le lacune insuperabili ai fini della precisa determinazione del danno stesso (conf. Cass., n. 127/16; Cass., n. 4534/17). Nel caso concreto, non ricorrevano i presupposti della liquidazione equitativa del danno lamentato, in quanto i ricorrenti non ne avevano dimostrato la sussistenza. Invero, premessa l'irrilevanza del riferimento alla asserita notorietà dell'azzeramento di valore del titolo a seguito del default argentino, va osservato che il danno allegato sarebbe consistito nella differenza tra la somma impiegata per l'acquisto dei titoli in questione e il valore residuo dei titoli convertiti, la cui prova necessariamente gravava sugli investitori afferendo al fatto costitutivo del diritto fatto valere.

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