23 Febbraio 2009

Risarcimento del danno da fumo – Segno descrittivo “light” – Pubblicità ingannevole – Prova del nesso eziologico

“L’apposizione, sulla confezione di un prodotto, di un messaggio pubblicitario considerato ingannevole (nella specie il segno descrittivo “LIGHT” sul pacchetto di sigarette) può essere considerato come fatto produttivo di danno ingiusto, obbligando colui che l’ha commesso al risarcimento del danno, indipendentemente dall’esistenza di una specifica disposizione o di un provvedimento che vieti l’espressione impiegata. _x000d_
Il consumatore che lamenti di aver subito un danno per effetto di una pubblicità ingannevole ed agisca, ex art. 2043 c.c., per il relativo risarcimento, non assolve al suo onere probatorio dimostrando la sola ingannevolezza del messaggio, ma è tenuto a provare l’esistenza del danno, il nesso di causalità tra pubblicità e danno, nonché (almeno) la colpa di chi ha diffuso la pubblicità, concretandosi essa nella prevedibilità che dalla diffusione di un determinato messaggio sarebbero derivate le menzionate conseguenze dannose”.

Nella sentenza in esame le Sezioni Unite, ricomponendo il contrasto giurisprudenziale sorto in seno alla stessa Suprema Corte, ha stabilito che può essere risarcito come danno da pubblicità ingannevole quello subito dal consumatore per effetto del fumo da sigarette light._x000d_
Per produrre un danno ingiusto non serve l’esistenza di un divieto imposto da una norma specifica e perciò il risarcimento potrà essere chiesto anche per gli anni precedenti il 2003, quando la dicitura light è stata considerata ingannevole._x000d_
Il consumatore deve, comunque, provare l’ingannevolezza del messaggio, l’esistenza del danno, il nesso tra pubblicità e danno e la colpa di chi ha diffuso la pubblicità._x000d_
In materia di danni da fumo si vedano: Cass. Civ. n. 22884/07; Cass. Civ. n. 15131/07; Cass. Civ. n. 2404/06; Trib. di Roma, 5 dicembre 2007, n. 23877; Trib. di Roma, 4 aprile 2005._x000d_